Home Blog

Alzando gli occhi al cielo – Vale la sveglia?
Le congiunzioni di giugno 2026

In astronomia le congiunzioni sono eventi estremamente comuni: basta che due astri condividano la stessa ascensione retta o longitudine eclittica. Ma tra geometria celeste e realtà osservativa c’è spesso una grande differenza: molte avvengono infatti in pieno giorno, troppo vicine al Sole o sotto l’orizzonte. Quante di quelle che popolano i calendari astronomici meritano davvero di essere osservate?  Questo appuntamento mensile nasce per distinguere le congiunzioni “sulla carta” da quelle capaci di regalare un’osservazione davvero interessante.

Lunedì 8 giugno: Venere e Polluce – Visibilità: discreta

Sebbene il momento esatto della congiunzione tra Venere e Polluce si verifichi alle 17:32, non osservabile perché in pieno giorno, sarà possibile apprezzarne la configurazione nelle ore successive al tramonto. Attorno alle 21:45 Venere sarà facilmente individuabile in direzione Ovest-Nord-Ovest, a circa 15° di altezza, con una magnitudine di -4. Il pianeta si inserirà in un campo celeste che vede anche Giove poco più in basso e Kappa Geminorum sul lato opposto, mentre Polluce sarà visibile poco più in alto e più distanziato rispetto alla coppia planetaria. La configurazione resterà osservabile fino a poco dopo le 23:00, quando Venere scomparirà all’orizzonte.

Configurazione di Venere e Polluce alle 22:00 dell’8 giugno. Simulazione ottenuta utilizzando TheSkyLive Planetarium

Notte del 9-10 giugno: Venere-Giove e Luna-Nettuno – Visibilità: discreta/critica

Sono due gli appuntamenti previsti per la giornata del 9 giugno, ma in entrambi i casi al momento della congiunzione gli astri non saranno visibili. Venere e Giove risulteranno infatti in congiunzione in orario diurno – alle 13:39 –, mentre Luna e Nettuno alle 20:12, diverse ore prima della loro comparsa al di sopra dell’orizzonte.

Già nelle luci del crepuscolo, sarà comunque possibile seguire l’evoluzione del sistema Venere-Giove, la cui stretta vicinanza era già evidente nei giorni precedenti. In direzione Ovest-Nord-Ovest, a circa 15° di altezza, i due pianeti risulteranno immediatamente riconoscibili, separati da poco più di 2° e osservabili fino alle 23:00 circa.

Diverso il caso della configurazione Luna-Nettuno, visibile soltanto a partire dalle 03:00 in direzione Est, con gli astri che raggiungeranno un’altezza di poco superiore ai 10º. La debole luminosità di Nettuno, osservabile esclusivamente con strumenti amatoriali di buon livello, e la vicinanza della Luna, seppur in fase calante, rendono l’evento poco contrastato e impegnativo. Nelle stesse ore sarà tuttavia possibile osservare, poco più in basso, il sorgere di Saturno.


Configurazioni: a sx. Venere e Giove alle 22:00 del 9 giugno; a dx. Luna e Nettuno alle 03:00 del 10 giugno. Simulazioni ottenute utilizzando TheSkyLive Planetarium

Notte del 12-13 giugno: Luna e Marte – Visibilità: critica

La congiunzione tra il nostro satellite e il pianeta Marte avverrà venerdì 12 giugno alle 22:14, quando entrambi gli astri non saranno ancora visibili sopra l’orizzonte. Per l’osservazione sarà quindi necessario attendere il termine della notte: i due oggetti raggiungeranno un’altezza di circa 10º attorno alle 04:30 del mattino, poco dopo l’inizio del crepuscolo nautico. Nelle prime luci del crepuscolo mattutino sarà possibile scorgere la sottile falce di Luna in direzione Nord-Nord-Est, nella costellazione dell’Ariete; qualche grado più a est, si troverà anche Marte.

Configurazione di Luna e Marte alle 04:30 del 13 giugno. Simulazione ottenuta utilizzando TheSkyLive Planetarium

Sabato 13 giugno: congiunzioni lunari – Visibilità: assente

Nel corso della giornata del 13 giugno la Luna sarà coinvolta in due congiunzioni con le Pleiadi alle 14:51 e successivamente con il pianeta Urano alle 20:09. In entrambi i casi gli eventi non saranno osservabili: il primo avverrà in orario diurno, mentre il secondo si verificherà quando i due astri si troveranno ancora sotto l’orizzonte. Anche la configurazione risultante, visibile nelle ore successive, risulta di fatto irraggiungibile. La Luna, in fase di sottilissima falce, sorgerà soltanto nelle prime luci dell’alba, quando la luminosità del cielo renderà estremamente difficile distinguere sia le Pleiadi sia il debole Urano.

Notte del 16-17 giugno: Luna, Mercurio e Polluce – Visibilità: critica

La sera di martedì 16 giugno si presenterà una configurazione particolarmente interessante, frutto dell’avvicinamento tra Luna, Mercurio e Polluce. Le congiunzioni vere e proprie Luna-Mercurio e Luna-Polluce, che si verificheranno rispettivamente alle 20:34 e alle 03:45, non saranno direttamente osservabili; il momento migliore per l’osservazione sarà invece attorno alle 21:45.

In direzione Ovest-Nord-Ovest, nel cielo ancora illuminato dal crepuscolo, si staglieranno una sottilissima falce di Luna crescente (dopo il Novilunio del giorno precedente), a meno di 10º di altezza, e Mercurio, separato di circa 2º; più in alto si troverà anche Polluce a completare la scena.

La finestra osservativa sarà tuttavia molto breve e richiederà condizioni favorevoli sull’orizzonte occidentale. Si tratta dunque di una configurazione impegnativa, ma di grande interesse per la stretta vicinanza apparente tra i due oggetti planetari, a cui si aggiunge anche la presenza a breve distanza di Venere e Giove.

Configurazione di Luna, Mercurio e Polluce alle 21:45 del 16 maggio. Simulazione ottenuta utilizzando TheSkyLive Planetarium

Notte del 17-18 giugno: Giove, Ammasso del Presepe, Luna in congiunzione con Venere – Visibilità: discreta

Sebbene due delle tre congiunzioni previste avvengano in orario diurno (Luna-Giove alle 07:52) o quando gli astri coinvolti saranno già sotto l’orizzonte (Luna-Presepe alle 01:16 del 18 giugno), sarà comunque possibile osservare la configurazione complessiva nelle ore successive al tramonto.

Data la posizione della Luna nella costellazione del Cancro anziché in quella dei Gemelli come del giorno precedente, la visibilità sarà questa volta discreta. A partire dalle 21:45, in direzione Ovest, saranno ben visibili Venere e la falce lunare a circa 15º di altezza, separati da poco più di 1º. Più in alto si troverà anche l’Ammasso del Presepe, osservabile con l’ausilio di un binocolo, mentre Giove apparirà più basso sull’orizzonte, ormai distante dalla congiunzione. Bassissimo verso Ovest-Nord-Ovest sarà inoltre ancora presente Mercurio.

Configurazione di Ammasso del Presepe, Venere, Luna e Giove alle 21:45 del 17 giugno. Simulazione ottenuta utilizzando TheSkyLive Planetarium

Venerdì 19 giugno: Luna e Regolo; Venere in congiunzione con l’Ammasso del Presepe – Visibilità: discreta

Nel corso del pomeriggio la Luna raggiungerà la congiunzione con Regolo alle 16:08 e l’evento dunque non sarà osservabile. Per apprezzarne la vicinanza sarà necessario attendere la sera, attorno alle 22:00, quando il nostro satellite sarà visibile in direzione Ovest tra i 20 e i 25° di altezza, illuminato per circa il 20%. Alla sua destra, a meno di 3°, si troverà Regolo, la stella Alpha della costellazione del Leone.

Più in basso, verso Ovest-Nord-Ovest, sarà invece possibile scorgere Venere, immerso nell’ammasso aperto NGC2632/M44 (comunemente chiamato “Presepe” o anche “Alveare”), con la congiunzione prevista alle 21:59. Il fenomeno sarà osservabile a bassa altezza – circa 13º – e richiederà un buon binocolo o un telescopio amatoriale per essere apprezzato.

Configurazioni di Luna e Regolo, Venere e Ammasso del Presepe alle 21:59 del 19 giugno. Simulazione ottenuta utilizzando TheSkyLive Planetarium

Sabato 23 giugno: Luna in congiunzione con Spica – Visibilità: ottima

Alle 21:54 si verificherà la congiunzione tra la Luna, in fase crescente e illuminata al 60%, e la stella Spica, la più brillante della costellazione della Vergine. I due oggetti, separati da circa 2,5º, saranno facilmente individuabili in direzione Sud-Sud-Ovest e a circa 30º di altezza, in disposizione verticale.

Configurazioni di Luna e Spica alle 21:54 del 23 giugno. Simulazione ottenuta utilizzando TheSkyLive Planetarium

Notte del 27-28 giugno: Luna-Antares e Marte-Pleiadi – Visibilità: discreta/critica

Le ultime congiunzioni del mese non saranno osservabili nel momento esatto, poiché avverranno quando gli astri coinvolti non saranno ancora sorti. Nel caso di Luna-Antares, la congiunzione si verificherà alle 16:17; la loro configurazione sarà tuttavia visibile a partire dalle 22:00 in direzione Sud-Sud-Est a circa 20º sull’orizzonte. L’osservazione potrà proseguire fino al tramonto dei due oggetti poco dopo le 03:00, seguendo il progressivo allontanamento del nostro satellite rispetto ad Antares, con il riferimento della stella Tau Scorpii.

Più complessa la configurazione Marte-Pleiadi, con congiunzione alle 20:11 non osservabile. Sarà necessario attendere le ore finali della notte, quando in direzione Est-Nord-Est sorgeranno il pianeta Marte e l’Ammasso delle Pleiadi, ancora molto bassi sull’orizzonte. Attorno all’inizio del crepuscolo nautico (04:16) si disporrà una brevissima finestra osservativa, prima che l’aumentare della luce del mattino renda le Pleiadi difficilmente distinguibili. In tale intervallo sarà possibile apprezzarne la vicinanza, con circa 4° di separazione a un’altezza prossima ai 10°.

Configurazioni: a sx. Luna e Antares alle 23:30 del 27 giugno; a dx. Marte e Pleiadi alle 04:15 del 28 giugno. Simulazioni ottenute utilizzando TheSkyLive Planetarium

Legenda Visibilità

* Visibilità ottima

– la congiunzione è osservabile nel momento o in prossimità dell’istante esatto
– buona altezza sull’orizzonte
– condizioni di osservazione favorevoli
– fenomeno immediatamente riconoscibile

* Visibilità discreta

– la congiunzione non è visibile al momento dell’evento
– facilmente osservabile nelle ore precedenti o successive
– possibili limitazioni osservative (altezza non ideale o finestra osservativa moderatamente breve)
– fenomeno facilmente riconoscibile

* Visibilità critica

– la congiunzione non è visibile al momento dell’evento
– condizioni osservative impegnative (bassa altezza sull’orizzonte, crepuscolo/alba, finestra osservativa molto stretta, oggetti deboli)

* Visibilità assente

– evento non osservabile nella pratica

.

Per una panoramica completa di tutti gli eventi astronomici del mese, si rimanda al “Cielo del Mese” – Giugno, pubblicato su questo sito web il 31 Maggio 2026.

Chi volesse approfondire il significato astronomico delle congiunzioni può invece consultare l’articolo “Congiunzioni, opposizioni e incontri ravvicinati tra astri: guida ai principali allineamenti celesti” a cura di Luigi Civita, pubblicato su questo sito web il 4 Aprile 2026.

In copertina: “Congiunzione Marte – Pleiadi”, immagine scattata il 4 Marzo 2021 da Nunzio Micale per Coelum e inserita su questo sito web il 5 Marzo 2021.

IL GRANDE BOTTO DELLA 220P/MCNAUGHT

Nei primi giorni di giugno la periodica di corto periodo (5,5 anni) 220P/McNaught ha subìto un potentissimo outburst, anzi, probabilmente più outburst, che l’hanno portata dalla magnitudine 18 alla 9, quindi alla portata di un binocolo di media potenza. Tutto ciò pochi giorni prima del passaggio al perielio, previsto per il 14 giugno, con il transito a circa 1,5 U.A. dal Sole. Nelle comete, come sanno bene gli appassionati, non sono rarissimi questo tipo di eventi anche se nel caso specifico l’aumento di luminosità è stato davvero cospicuo. La 220P si trova attualmente nei Pesci, vicina a Saturno, dal quale intorno al venti giugno la separernno poco più di 1,5°. Per le regioni settentrionali italiane la sua altezza sull’orizzonte risulta molto ridotta mentre le cose migliorano scendendo verso sud. Le osservazioni andranno effettuate al termine della notte astronomica, poco prima che il cielo inizi a schiarire. L’evoluzione dell’evento dovrebbe portarla ad un graduale affievolimento per l’espansione del materiale fuoriuscito, sempre che non si inneschino ulteriori outburst. La situazione è comunque da monitorare.

La 220P dopo l’outburst. Credit Gerald Rhemann e Michael Jäger

La cartina riporta il percorso della 220P in giugno. Le stelle più deboli sono di nona magnitudine

Viaggio alla scoperta dei più grandi osservatori del Cile
1° parte – Extremely e Very Large Telescope (ELT-VLT)

Accedi o registrati per continuare a leggere

I contenuti che stai cercando di visualizzare sono riservati agli utenti registrati.
Per accedere effettua il login con il tuo account Coelum Astronomia
oppure registrarti al sito.

Accedi oppure Registrati per continuare la lettura.

L’abbonamento a Coelum Astronomia offre funzionalità aggiuntive,
l’accesso all’archivio completo della rivista e ai contenuti riservati agli abbonati.

Scopri le formule di abbonamento

Al via la nona edizione del Chianti Topics: focus sulle atmosfere dei pianeti extrasolari

a cura di Asia Liberti e Irene Parenti

Il 9-10-11 giugno prossimi, l’Osservatorio Polifunzionale del Chianti ospiterà il 9th Chianti Topics International Focus Workshop on Atmopheres, un evento unico e ispirante, dedicato all’esplorazione delle “sfide del momento nella rivelazione remota delle atmosfere planetarie”.

Congresso Chianti Topics (3-6 Giugno 2025) Habitability – current and future space exploration of habitable worlds, sala conferenze. Immagine ripresa durante le giornate del congresso. Credits: https://chiantitopics.it/

Questo workshop, rivolto ai ricercatori, offre l’opportunità di interagire profondamente con altri ricercatori, esperti, studenti postdoc e dottorandi da tutto il mondo.

L’evento è incentrato sugli attuali ostacoli nella rivelazione remota delle atmosfere planetarie. Servirà come forum dedicato per la discussione delle ambiguità e delle dipendenze modellistiche inerenti alla derivazione delle proprietà atmosferiche, come la composizione e la struttura, dei dati di osservazione. L’evento mira a valutare le criticità delle tecniche esistenti di acquisizione, esplorare lo sviluppo di modelli più robusti e sofisticati e promuovere la discussione sulla mitigazione dei bias osservativi quantificandone le incertezze. L’obiettivo è favorire la cross-validation dei metodi applicati a diversi target, da atmosfere ben vincolate del Sistema solare ad ambienti esoplanetari con dati spesso limitati.

Che cos’è il Chianti Topics

Il Chianti Topics rappresenta l’anima viva dell’Osservatorio, pensato non tanto come una conferenza tradizionale, quanto come un luogo di scambio reale tra voci diverse: dagli studiosi affermati ai giovani ricercatori, fino a dottorandi e post-doc. Dato il numero contenuto di partecipanti, non solo ciascuno può ascoltare le relazioni dei colleghi, ma formulare domande, discutere a tavola e costruire proposte condivise, dando vita a un modello che valorizza il dialogo paritario e il contaminarsi delle idee. Si tratta dunque di un vero e proprio hub di co-creazione scientifica, dove le intuizioni fresche dei giovani ricercatori si confrontano in modo diretto con esperti di fama internazionale. L’ambiente collaborativo e informale immerso nella campagna toscana favorisce scambi intensi, che iniziano nelle sessioni Q&A, ma proseguono anche durante le pause e gli eventi sociali.

Questa formula ha già preso forma nel corso di varie edizioni, durante le quali sono stati trattati argomenti di ampio respiro, sempre con un filo conduttore legato alla ricerca astronomica. L’esordio è stato dedicato agli esopianeti, tema centrale delle attività scientifiche all’Osservatorio. Successivamente, in due occasioni, l’attenzione si è spostata sull’uso dei piccoli telescopi in reti numerose, fino a dieci strumenti coordinati, in grado di affiancarsi ai grandi osservatori. Un altro ciclo ha riguardato i pianeti in laboratorio, ovvero le attività sperimentali volte a simulare in ambiente controllato le condizioni che caratterizzano gli scenari planetari. Con l’edizione dello scorso anno si è poi conclusa una sorta di trilogia di incontri dedicati agli ambienti planetari: atmosfere, ambienti abitabilità. Il tema selezionato quest’anno testimonia la volontà di riproporre periodicamente questo schema e completare un percorso tematico ogni tre anni.

Congresso Chianti Topics (3-6 Giugno 2025) Habitability – current and future space exploration of habitable worlds, gruppo di partecipanti. Immagine ripresa durante le giornate del congresso. Credits: https://chiantitopics.it/

Il prossimo appuntamento sarà per questo autunno, quando verrà affrontato il tema – di grande attualità e rilevanza sociale – dell’inquinamento luminoso. Il Chianti Topics diventa così parte integrante della visione dell’OPC: non solo un appuntamento di aggiornamento scientifico, ma un laboratorio interdisciplinare e intergenerazionale, in grado di preparare la prossima generazione di astronomi e fisici a imbarcarsi in un campo di ricerca emozionante e stimolante.

Maggiori informazioni sul programma si possono trovare al seguente link: https://chiantitopics.it/program
Per informazioni sull’Osservatorio Polifunzionale del Chianti (OPC): https://www.osservatoriochianti.it

Webb Scruta Saturno nell’Infrarosso, tra Anelli, Vortici e Foschie

Accedi o registrati per continuare a leggere

I contenuti che stai cercando di visualizzare sono riservati agli utenti registrati.
Per accedere effettua il login con il tuo account Coelum Astronomia
oppure registrarti al sito.

Accedi oppure Registrati per continuare la lettura.

L’abbonamento a Coelum Astronomia offre funzionalità aggiuntive,
l’accesso all’archivio completo della rivista e ai contenuti riservati agli abbonati.

Scopri le formule di abbonamento

Piccola guida ai crateri lunari

Osservando la Luna con il telescopio, è immediato farsi un’idea dell’enorme quantità di crateri da impatto che ne costellano la superficie rocciosa. Molteplici sono le forme che queste strutture possono assumere, aumentando di complessità all’aumentare delle dimensioni. Ma come capire se stiamo guardando un cratere formatosi miliardi o milioni di anni fa, o uno più recente? Ecco una piccola guida che unisce pillole di geologia planetaria a sessioni osservative e astrofotografiche a tema Luna.

  • Simple crater” (cratere semplice): una depressione a forma di scodella con bordi (“rims”) rialzati e ben definiti, indice di un cratere di neoformazione e/o ben preservato sulla superficie lunare
  • Central-Peak crater” (cratere con picco centrale): una struttura relativamente piatta con al centro un “bulge” o rigonfiamento, circondato da terrazzi circolari sviluppati tutt’intorno che spesso interessano anche i bordi (“rims”) del cratere. Questa morfologia è associata a una deformazione intensa in fase di formazione del cratere da impatto
  • Peak-Ring crater” (cratere con anello centrale): simile al caso precedente, ma col picco centrale che collassa tramutandosi in un vero e proprio anello o una serie di picchi minori. Questa tipologia di struttura mostra una dipendenza anche dalla gravità del pianeta che la ospita: più quest’ultima è forte, minore sono le dimensioni necessarie al cratere per sviluppare questo tipo di morfologia
  • Multi-Ring crater” (cratere ad anelli multipli): la struttura da impatto più grande e complessa, con una serie di circonferenze concentriche che rendono difficile, in alcuni casi, risalire ai bordi o “rims” originari e quindi all’esatto diametro del cratere. L’ipotesi più accreditata riguardo la loro formazione è quella che collega la profondità della depressione generata dall’impatto allo spessore della litosfera o crosta superficiale

Passando da un cratere semplice a uno “multi-ring” aumenta il diametro e con esso anche l’età; quindi, i crateri più grandi sono anche i più antichi, con almeno un miliardo di anni sulle spalle. Un elemento utile per riconoscere crateri estremamente giovani è la presenza dei materiali espulsi a seguito dell’impatto (detti “ejecta”), disposti spesso a mo’ di raggi attorno ai bordi della struttura centrale. 

Tomografia Assiale di un Cervello Cosmico
Nebulosa Cranio Esposto (PMR 1)

Accedi o registrati per continuare a leggere

I contenuti che stai cercando di visualizzare sono riservati agli utenti registrati.
Per accedere effettua il login con il tuo account Coelum Astronomia
oppure registrarti al sito.

Accedi oppure Registrati per continuare la lettura.

L’abbonamento a Coelum Astronomia offre funzionalità aggiuntive,
l’accesso all’archivio completo della rivista e ai contenuti riservati agli abbonati.

Scopri le formule di abbonamento

Dichiarata conclusa MAVEN, la prima missione NASA dedicata allo studio dell’alta atmosfera marziana

Dopo undici anni, i contatti con la sonda MAVEN della NASA, in orbita attorno a Marte, sono stati ufficialmente interrotti. MAVEN (Mars Atmosphere and Volatile Evolution) è stata concepita per studiare lo strato più esterno dell’atmosfera marziana. Lo scopo della missione è stato quello di determinare in che modo la perdita di gas abbia contribuito a cambiare progressivamente il clima del pianeta.

Ricordiamo che Marte non possiede un campo magnetico globale come quello terrestre; questo espone l’atmosfera del pianeta al vento solare, cioè alle particelle cariche provenienti dal Sole, che nel corso di milioni di anni finiscono per consumarla, “grattando” via i suoi strati più esterni.

MAVEN ha indagato la quantità di atmosfera erosa al passare del tempo, misurando con alta precisione l’attuale tasso di erosione e i processi fisici di interazione con il vento solare. In questo modo gli scienziati possono andare a ritroso e ricostruire se e per quanto tempo, in un antico passato, Marte abbia avuto un’atmosfera sufficientemente spessa da mantenere la presenza di acqua liquida sulla superficie e temperature più miti, risultando quindi più simile alla Terra e potenzialmente adatto allo sviluppo della vita.

A dicembre 2025 è avvenuta un’inaspettata perdita di contatto con l’orbiter; ciò ha causato un’anomalia nei sistemi di telemetria, portando la sonda a ruotare in modo incontrollato e scaricare di conseguenza le batterie. Da allora il team della NASA ha provato a ristabilire i contatti, ma ieri (3 giugno 2026) è purtroppo stato annunciato che il recupero della missione non è più possibile.

In questa decade MAVEN ci ha rivelato informazioni importanti sulla storia e l’evoluzione di Marte, ma non solo. Grazie alla sua suite di strumenti completa e innovativa è stato possibile condurre uno studio ad ampio raggio, con ben sei dispositivi dedicati alla caratterizzazione del vento solare e della ionosfera del pianeta – il cosiddetto Particles and Fields Package -, in aggiunta a camere e strumentazione ottica multibanda e a uno spettrometro.

In particolare, nel 2018 ci ha mostrato come alcune tempeste di sabbia possano avvolgere tutto il pianeta, trasportando polveri in alta atmosfera, favorendo così una più veloce dispersione di acqua nello spazio. Ha inoltre osservato particolari aurore dovute all’interazione di protoni provenienti dal Sole con la debole atmosfera marziana. Ma soprattutto ci ha aiutato a comprendere lo Space Weather, cioè il modo in cui l’attività e il vento solare influenzano lo spazio interplanetario, con importanti conseguenze anche qui sulla Terra.

Osservazione della aurore marziane effettuate da MAVEN con l’Imaging Ultraviolet Spectrograph (Courtesy CU/LASP)

Dopo undici anni – ben dieci in più della sua durata nominale – la missione, dunque, si conclude; ma non il lavoro di ricerca. I dati raccolti dalla sonda saranno ancora studiati e confrontati con quelli ottenuti da altre missioni. Pezzo dopo pezzo gli scienziati potranno tentare di ricostruire il puzzle e far luce sull’antico passato di Marte e sugli altri misteri che ancora riguardano il nostro sistema planetario.

La Stazione Spaziale Internazionale sperimenta il cibo del futuro…con una piccola serra in orbita!

Provate a immaginare di prepararvi il pranzo guardando fuori dalla finestra e vedere non un cortile o dei palazzi di città, ma il pianeta Terra. La vostra insalata fresca, poi, non è cresciuta nell’orto di famiglia, ma a pochi metri di distanza, in una piccola serra che galleggia in microgravità; da come renderà quella serra dipende il modo in cui mangeremo quando andremo sulla Luna o su Marte. È esattamente il tipo di futuro che stanno preparando gli esperimenti di nutrizione arrivati sulla Stazione Spaziale Internazionale lo scorso 13 aprile, con la 24ª missione commerciale di rifornimento (NG-24) di Northrop Grumman. A bordo del cargo Cygnus XL sono state consegnate oltre 5 tonnellate di rifornimenti e attrezzature scientifiche, tra cui una serie di studi dedicati a piante, alghe e semi pensati per le missioni di lunga durata nello spazio profondo.

Per gli astronauti, la dieta non è solo una questione di calorie: influisce su sistema immunitario, salute delle ossa, capacità di concentrazione e perfino sull’umore, soprattutto quando rimangono in orbita per mesi. Prima ancora di progettare basi lunari o avamposti su Marte, gli scienziati devono capire come garantire cibo nutriente, vario e stabile nel tempo, riducendo al minimo peso e volume da lanciare dalla Terra. Per affrontare questo problema, NASA e partner (tra cui JAXA, ESA e CSA) stanno sfruttando il laboratorio unico della ISS per studiare in che modo l’ambiente spaziale influenza organismi legati alla nutrizione: piante, alghe e semi. Gli esperimenti arrivati con la 24ª missione di rifornimento puntano proprio a questo, gettando le basi per sistemi chiusi in grado di produrre cibo, ossigeno e magari riciclare parte dei rifiuti di bordo per produrre nuove risorse.

Immagine pre‑volo che mostra la crescita della spirulina nei moduli sperimentali per le piante, nell’ambito dello studio Space Surface Spirulina.

Uno degli studi più interessanti si chiama Veg‑06 e ha come protagonista l’erba medica, la classica alfalfa (Medicago sativa), che viene usata come organismo modello. Sulla Terra questa pianta vive in simbiosi con dei batteri che nelle sue radici fissano l’azoto dall’aria e lo trasformano in nutrimento, un meccanismo che potrebbe rivelarsi prezioso se un domani volessimo “fertilizzare” suoli extraterrestri senza portare quintali di concimi da casa. L’esperimento Veg‑06 analizza quindi il modo in cui la collaborazione tra l’alfalfa e i suoi alleati naturali possa avvenire in condizioni di microgravità. I ricercatori stanno indagando anche come cambia la produzione di lignina, il materiale duro che irrobustisce le pareti cellulari e sulla Terra permette alle piante di restare dritte nonostante la gravità. Nello spazio, dove “su” e “giù” praticamente non esistono, questa armatura potrebbe non essere così necessaria; infatti, se le piante producessero meno lignina, le parti non commestibili (come steli e foglie) potrebbero diventare più facili da sminuzzare e riciclare, trasformandosi in una risorsa utile per nutrire nuove colture nelle future serre spaziali.

Accanto alle piante “tradizionali”, un altro cibo particolare – usato spesso come ingrediente negli integratori – che conosciamo già bene sulla Terra è la spirulina, un microrganismo fotosintetico comunemente indicato come alga, ricchissima di proteine, vitamine del gruppo B e antiossidanti. Oltre a dare una mano al menù degli astronauti, essa ha un altro effetto prezioso: mentre cresce, trasforma anidride carbonica in ossigeno, contribuendo a rinfrescare l’aria all’interno dei moduli abitati, risultando quindi una risorsa davvero inestimabile! L’esperimento giapponese Space Surface Spirulina, dell’agenzia spaziale JAXA, sta testando un metodo innovativo per coltivare questa ‘alga’, non in vasche d’acqua, ma al di sopra di una sottile pellicola, una specie di “film” umido sul quale viene fatta espandere. Questo approccio dovrebbe permettere una produzione più efficiente, con meno acqua e meno massa da gestire, ma con lo stesso risultato: cibo proteico fresco e più ossigeno a bordo della navicella, evitando sprechi inutili di risorse assolutamente fondamentali, come l’acqua.

L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha invece messo al centro il tema dei semi con l’indagine Seed Vigour, che studia in orbita semi di diverse specie per capire come il volo spaziale ne influenzi la capacità di germinare. Non è un esperimento isolato, ma il seguito di un percorso: già nel 2015 semi di rucola erano rimasti per sei mesi sulla ISS, per poi essere distribuiti alle scuole del Regno Unito e analizzati dagli studenti del luogo. Da quei dati, pubblicati nel 2020, è emerso che i semi “volati nello spazio” impiegavano più tempo a germogliare e mostravano segni di invecchiamento parziale, ma senza perdere la capacità di sopravvivere né di sviluppare piantine sane. Con Seed Vigour, gli scienziati vogliono capire se questo comportamento si ripete anche in altre specie e come, eventualmente, si possano proteggere i semi destinati a lunghi viaggi interplanetari.

Piante di erba medica in una camera di crescita con illuminazione a LED durante un test pre‑volo al Kennedy Space Center della NASA, in Florida.

Il contributo canadese a queste ricerche prende il nome di Tomatosphere 9, esperimento che punta a coinvolgere direttamente studenti e insegnanti di Stati Uniti e Canada. Per questo progetto sono stati spediti sulla ISS 1,8 milioni di semi di pomodoro, esposti alle condizioni di microgravità del laboratorio orbitante, per studiare gli effetti che potrebbero verificarsi durante lunghi viaggi spaziali, come quelli diretti verso Marte, oggi tra gli obiettivi di molte agenzie. I semi, una volta rientrati sulla Terra, saranno distribuiti alle scuole e coltivati in parallelo a semi “gemelli” rimasti a terra, in uno studio in cieco che permetterà agli studenti di confrontare i risultati senza sapere quali piantine sono reduci dal soggiorno spaziale.

Messi insieme, questi esperimenti stanno costruendo i mattoni della futura agricoltura spaziale. Ogni ciclo di coltivazione, ogni rientro di semi e campioni, ogni analisi di laboratorio ci avvicina un po’ di più all’idea di basi in cui l’aria venga rinnovata dalle piante, l’acqua sia riciclata e una parte del cibo cresca direttamente fuori dal finestrino, in una serra che guarda la Luna o il pianeta rosso. La 24ª missione di rifornimento di Northrop Grumman non è stata quindi solo un “camion spaziale” carico di scatoloni, ma una tappa importante di un percorso molto più lungo: capire come portare con noi, ovunque andremo, un pezzo di Terra sotto forma di foglie verdi, alghe blu e semi pronti a germogliare. In questo senso, la nutrizione non è solo un bisogno da soddisfare, ma uno degli strumenti chiave che renderanno davvero possibile il prossimo grande salto dell’esplorazione umana.


Fonti:

  1. Nutrition Research Arrives Aboard Space Station – NASA
  2. https://www.nasa.gov/international-space-station/space-station-research-and-technology/latest-news-from-space-station-research/
  3. https://www.northropgrumman.com/what-we-do/space/missions/nasa-commercial-resupply-mission-ng-24
  4. NASA Science Veg-06: How plants and beneficial bacteria work together in microgravity
  5. https://humans-in-space.jaxa.jp/en/biz-lab/experiment/theme/detail/004510.html
  6. https://www.nasa.gov/exploration-research-and-technology/growing-plants-in-space/

Cieli Remoti

Per la prima volta in un unico volume, cinque anni di lavoro del progetto ShaRA – Shared Remote Astrophotography.

Un viaggio attraverso alcuni dei più straordinari paesaggi dell’Universo australe raccontato da chi li ha osservati, studiati e fotografati utilizzando grandi telescopi remoti installati sotto i cieli più bui della Terra.

Prenota ora la tua copia e assicurati l’accesso a un’opera che raccoglie esperienze, immagini e risultati maturati nel corso di cinque anni di attività

Dalle spettacolari nebulose della Corona Australe alle Galassie Antenne, dalle Nubi di Magellano al misterioso Rettangolo Rosso, Cieli Remoti raccoglie ventidue progetti realizzati da un gruppo di astrofili e astrofotografi che ha trasformato la collaborazione a distanza in un nuovo modo di esplorare il cielo.

Ideato da Alessandro Ravagnin, il progetto ha coinvolto nel tempo oltre trenta autori, tra cui nomi molto apprezzati dagli appassionati come Rolando Ligustri, Vikas Chander, Luca Fornaciari, Donato Lioce e Simone Curzi più volte vincitori dell’APOD NASA e vincitori o finalisti in svariate edizioni del prestigioso concorso Astrophotographer of the Year organizzato dal Royal Greenwich Museum, dando vita a una delle esperienze collaborative più originali dell’astrofotografia italiana.

ShaRA è nato da un’idea semplice: fare insieme ciò che sarebbe stato difficile realizzare da soli.

Un gruppo di appassionati. Un obiettivo comune. I grandi cieli dell’emisfero australe da esplorare attraverso telescopi remoti installati nei migliori siti astronomici del pianeta.

Ogni progetto inizia con una scelta condivisa. Si valutano i soggetti da osservare, si pianificano le acquisizioni e si raccolgono i dati. Poi arriva la parte più sorprendente: ogni autore interpreta lo stesso oggetto con il proprio stile, la propria esperienza e la propria sensibilità.

Da questo confronto nascono immagini uniche. Diverse tra loro. Ma accomunate dalla stessa passione per il cielo.

Nel corso di cinque anni il gruppo ha affrontato sfide sempre più ambiziose. Nebulose, galassie, resti di supernova e regioni remote del cielo australe sono diventati il terreno di una continua ricerca tecnica e fotografica.

GLI AUTORI


Adriano Anfuso, Andrea Bertocco, Walter Borghini, Vikas Chander, Simone Curzi, Fabio Di Stefano, Aygen Erkaslan, Cristiano Esposto, Luca Faloppi, Vincenzo Fermo, Vincenzo Fiore, Marco Firenzuoli, Luca Fornaciari, Andrea Iorio, Attila Kaptas, Rolando Ligustri, Fernando Linsalata, Donato Lioce, Antonio Loro, Riccardo Maffioli, Michele Mazzola, Patrizia Mazzucato, Giampaolo Michieletto, Giuseppe Muscari Tomajoli, Gianluigi Pazienza, Christian Privitera, Alessandro Ravagnin, Julian Shapiro, Fabio Spinazzè, Emanuele Stival, Francesco Tiano, Cristiano Trabuio, Egidio Maria Vergani, Aldo Zanetti.

Il risultato è Cieli Remoti.

Un volume che raccoglie immagini, racconti, tecniche e retroscena di ventidue progetti realizzati da trentaquattro autori. Un gran quantità di materiale organizzato e allineato grazie anche al contributo di Aldo Zanetti.

Non soltanto fotografie, ma il racconto di un’avventura condivisa che continua ancora oggi.

Sfoglia le pagine di Cieli Remoti e scopri come nascono queste immagini: dalla pianificazione delle osservazioni all’acquisizione dei dati, fino all’elaborazione finale realizzata da un team internazionale di appassionati.

Ma questo libro non è soltanto una raccolta di immagini.

È il racconto di come nascono queste fotografie: la scelta degli obiettivi, le notti trascorse ad acquisire dati da osservatori remoti situati a migliaia di chilometri di distanza, le sfide tecniche, le elaborazioni e, soprattutto, la passione condivisa da chi continua a cercare nel cielo qualcosa di nuovo da osservare.

22 progetti

34 autori

493 ore di acquisizione

Un volume dedicato a chi ama l’astronomia, l’astrofotografia e la bellezza del cielo profondo.

Prenota oggi la tua copia di Cieli Remoti e porta nella tua libreria cinque anni di esplorazione dei cieli più remoti dell’Universo.

Caratteristiche del volume

Formato: 21 × 29 cm (A4)
Pagine: 194
Copertina morbida con alette
Plastificazione esterna opaca
Pagine interne stampate su carta patinata lucida
Edizione realizzata da Coelum EdizioniDisponibile esclusivamente attraverso coelum.com

Cielo del Mese di Giugno 2026

Accedi o registrati per continuare a leggere

I contenuti che stai cercando di visualizzare sono riservati agli utenti registrati.
Per accedere effettua il login con il tuo account Coelum Astronomia
oppure registrarti al sito.

Accedi oppure Registrati per continuare la lettura.

L’abbonamento a Coelum Astronomia offre funzionalità aggiuntive,
l’accesso all’archivio completo della rivista e ai contenuti riservati agli abbonati.

Scopri le formule di abbonamento

Transiti della ISS International Space Station Giugno 2026

Transiti della ISS International Space Station per il mese di Giugno 2026 considerati notevoli

La ISSStazione Spaziale Internazionale sarà rintracciabile nei nostri cieli in orari mattutini, prima dell’alba. Avremo cinque transiti notevoli con magnitudini elevate (in valore assoluto) durante gli ultimi giorni del mese, auspicando come sempre cieli sereni.

22 Giugno

Si inizierà il giorno 22 Giugno, dalle 04:16 alle 04:24, osservando da SO ad ENE. La ISS sarà ben visibile da tutta Italia, con una magnitudine che si attesterà, al picco, su -3.7. Il primo dei due migliori transiti del mese.

23 Giugno

Il giorno successivo, 23 Giugno, la Stazione Spaziale transiterà dalle 03:30 alle 03:36, da SSE ad ENE. Visibilità migliore dal Sud Italia, con magnitudine di picco a -3.2.

24 Giugno

Il 24 Giugno, nuovo transito mattutino dalle 04:17 alle 04:24, da O a NE. Questo passaggio sarà osservabile al meglio dal Centro-Nord, con magnitudine fino a -3.3.

25 Giugno

Il 25 Giugno, la ISS attraverserà il cielo dalle 03:29 alle 03:35, da OSO a NE. Un transito perfettamente visibile da tutta la nazione, con magnitudine di picco a -3.7. Da non perdere se il meteo prevede cieli sereni.

28 Giugno

L’ultimo transito notevole del mese si avrà il 28 Giugno, dalle 02:41 alle 02:47, da NNO a NE. Un passaggio parziale osservabile al meglio dal Centro-Nord Italia, che raggiungerà magnitudine -3.2.

Giorno Ora inizio Direzione Ora Fine Direzione Magnitudine
22 04:16 SO 04:24 ENE -3,7
23 03:30 SSE 03:36 ENE -3,2
24 04:17 O 04:24 NE -3,3
25 03:29 OSO 03:35 NE -3,7
28 02:41 NNO 02:47 NE -3,2

N.B. Le direzioni visibili per ogni transito sono riferite ad un punto centrato sulla penisola, nel centro Italia, costa tirrenica. Considerate uno scarto ± 1-5 minuti dagli orari sopra scritti, a causa del grande anticipo con il quale sono stati calcolati.

ATTENZIONE

In caso di Booster della ISS eseguiti nei giorni successivi alla pubblicazione dell’articolo gli orari possono differire anche in maniera significativa. Vi invitiamo a controllare sempre il sito https://www.heavens-above.com/ soprattutto in caso di programmazione di una sezione di osservazione.

TRANSITI DEI MESI PRECEDENTI

______________________________________________________________________________________________________________

Vuoi essere sempre aggiornato sul Cielo del Mese e gli eventi più spettacolari?

ISCRIVITI alla NEWSLETTER!

La Luna del Mese – Giugno 2026

Accedi o registrati per continuare a leggere

I contenuti che stai cercando di visualizzare sono riservati agli utenti registrati.
Per accedere effettua il login con il tuo account Coelum Astronomia
oppure registrarti al sito.

Accedi oppure Registrati per continuare la lettura.

L’abbonamento a Coelum Astronomia offre funzionalità aggiuntive,
l’accesso all’archivio completo della rivista e ai contenuti riservati agli abbonati.

Scopri le formule di abbonamento

SUPERNOVAE aggiornamenti del mese – Giugno 2026

Accedi o registrati per continuare a leggere

I contenuti che stai cercando di visualizzare sono riservati agli utenti registrati.
Per accedere effettua il login con il tuo account Coelum Astronomia
oppure registrarti al sito.

Accedi oppure Registrati per continuare la lettura.

L’abbonamento a Coelum Astronomia offre funzionalità aggiuntive,
l’accesso all’archivio completo della rivista e ai contenuti riservati agli abbonati.

Scopri le formule di abbonamento

Asteroidi del mese Giugno 2026

Accedi o registrati per continuare a leggere

I contenuti che stai cercando di visualizzare sono riservati agli utenti registrati.
Per accedere effettua il login con il tuo account Coelum Astronomia
oppure registrarti al sito.

Accedi oppure Registrati per continuare la lettura.

L’abbonamento a Coelum Astronomia offre funzionalità aggiuntive,
l’accesso all’archivio completo della rivista e ai contenuti riservati agli abbonati.

Scopri le formule di abbonamento

Coelum Astronomia 280 III/2026 Digitale

0

Accedi o registrati per continuare a leggere

I contenuti che stai cercando di visualizzare sono riservati agli utenti registrati.
Per accedere effettua il login con il tuo account Coelum Astronomia
oppure registrarti al sito.

Accedi oppure Registrati per continuare la lettura.

L’abbonamento a Coelum Astronomia offre funzionalità aggiuntive,
l’accesso all’archivio completo della rivista e ai contenuti riservati agli abbonati.

Scopri le formule di abbonamento

Le Comete del mese di Giugno: LA 10P/TEMPEL SI AVVICINA

Al perielio manca ancora un po’ di tempo ma la Tempel 2, pur con molta calma, comincia a farsi interessante.

10/P TEMPEL

È l’unica cometa relativamente luminosa (anche se la crescita va un po’ a rilento) insieme alla 88P/Howell, che però è decisamente troppo bassa sull’orizzonte. La Tempel 2 si avvicina pian piano al perielio programmato per il 2 agosto, quando dovrebbe raggiungere l’ottava magnitudine. Al momento è un po’ in ritardo rispetto alle previsioni ma vale la pena seguirla, pur dovendo mettere in conto una levataccia dato che sarà osservabile nelle migliori condizioni poco prima che il cielo inizi a schiarire. La dovremo cercare inizialmente nell’Aquila in trasferimento verso l’Aquario. La sua luminosità, secondo l’andamento attuale, in principio dovrebbe sfiorare la dodicesima grandezza ed in seguito avvicinarsi alla decima. Due bellissimi incontri con oggetti deep sky saranno purtroppo disturbati dalla Luna. Il giorno 27 l’“astro chiomato” transiterà a circa un grado e mezzo dall’ammasso aperto M73 e dall’ammasso globulare M72, mentre il 30 sfilerà a meno di un grado dalla Nebulosa Saturno, una delle più belle planetarie del cielo.

La cartina riporta il percorso della Tempel 2 in giugno, tra Aquila e Aquario
Dettaglio del percorso della Tempel 2 in giugno. Le stelle più deboli sono di magnitudine 9

LA NUOVA CORSA ALLO SPAZIO

Appuntamento 29 maggio 2026 ore 21:00 sui canali youtube e facebook di Coelum

La corsa allo spazio è davvero tornata. Ma questa volta non riguarda soltanto astronauti, razzi o missioni spettacolari, riguarda economia, geopolitica, diritto internazionale, tecnologie strategiche e il futuro stesso delle relazioni tra Stati e grandi aziende private.

Venerdì 29 maggio alle ore 21:00 vi aspettiamo per un nuovo incontro online dedicato a uno dei temi più attuali e affascinanti del nostro tempo: “La nuova corsa allo spazio (e perché non è come pensi)”.

Ospite della serata sarà Federica Giaccio, che ci guiderà in un viaggio tra diritto spaziale, nuove potenze globali, interessi economici e trasformazioni culturali legate all’esplorazione del cosmo.

A moderare l’incontro sarà Dario Esposito.

Una serata per comprendere cosa sta realmente accadendo oltre l’atmosfera terrestre e perché le decisioni prese nello spazio influenzeranno sempre di più anche la nostra vita quotidiana sulla Terra.

In diretta sul canale YouTube dell’Associazione Lattanino Cupolino e su tutti i canali di Coelum Astronomia.

Con il patrocinio della Società Italiana di Astrobiologia e della Società Astronomica Italiana.

FEDERICA GIACCIO è dottoressa di ricerca in Diritto comparato e processi di integrazione presso l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”. Si occupa di storia e geopolitica dell’esplorazione spaziale, con particolare attenzione alla governance dello spazio, alla diplomazia scientifica e al ruolo degli attori “periferici” nella costruzione dell’ordine spaziale globale.

DARIO ESPOSITO è dottorando presso la Scuola Superiore Meridionale di Napoli nel curriculum Molecular Science for Earth and Space.

La diretta è disponibile qui:

 

Le costellazioni di Giugno 2026: Corona Boreale

Avvicinandosi l’inizio dell’estate astronomica, previsto il 21 giugno prossimo, assisteremo al graduale modificarsi del cielo. Entro la metà del mese la costellazione dei Gemelli e quella dell’Auriga tramonteranno a Nord-Ovest con le ultime luci del crepuscolo; anche le costellazioni del Triangolo primaverile – in particolare Leone e Vergine – inizieranno ad abbassarsi progressivamente sull’orizzonte fino a scomparire entro la prima parte della notte; il Boote apparirà ancora sufficientemente alto, pur iniziando anch’esso la sua lenta discesa verso Ovest.

Volgendo contemporaneamente lo sguardo in direzione Est e Nord-Est, si osserveranno nel corso del mese guadagnare sempre più altezza le costellazioni che domineranno il cielo nei mesi estivi: Lira, Cigno e Aquila, seguite – entro la mezzanotte – da Delfino e Pegaso.

Prendendo a riferimento proprio la mezzanotte, a Sud domineranno le grandi costellazioni di Ercole e Ofiuco; più in basso Scorpione e Sagittario, immersi nelle regioni della Via Lattea più dense e luminose, prossime al centro galattico. A Nord culmineranno Drago e Giraffa; rimarranno invece più basse Cefeo, Cassiopea e Orsa Maggiore, rispettivamente in direzione Nord-Nord-Ovest e Nord-Nord-Est.

L’approfondimento di questo mese sarà dedicato alla costellazione della Corona Boreale, che nel corso della prima metà di giugno transiterà al meridiano nelle ore centrali della notte.

LA COSTELLAZIONE DELLA CORONA BOREALE

La Corona Boreale (in latino Corona Borealis, abbreviato CrB) è una costellazione piuttosto piccola racchiusa tra Ercole e il Boote, la cui forma – che ricorda appunto quella di una corona aperta – è data dalla disposizione semicircolare delle sue stelle principali. Prendendo come riferimento Arturo – la seconda stella più luminosa del nostro emisfero – e da qui facendo partire una linea immaginaria che corra in direzione di Vega, a circa un terzo della distanza tra le due si potrà individuare facilmente la Corona Boreale. In alternativa, sempre partendo dalla brillante Arturo, si potrebbe tracciare una grande Y che la congiunga dapprima a Izar (Epsilon Bootis), per poi diramarsi in maniera quasi speculare a destra verso Seginus (Gamma Bootis) e a sinistra verso la stella Alpha della Corona.

Elaborazione a partire dalla mappa stellare di TheSkyLive

Nota con diversi nomi – tra cui Alphecca (dall’arabo al-na´ir al-fakkah, “la (stella) brillante nell’anello rotto”), e Gemma – questa è una stella binaria lontana 75 anni luce la la cui magnitudine apparente varia tra +2,21 e +2,32. Essa costituisce il punto centrale dell’arco stellare; ai suoi lati si trovano la Beta e la Gamma Coronae Borealis. Quest’ultima ha magnitudine +3,84 e dista dal Sistema Solare 146 anni luce; la Beta invece, che è chiamata anche Nusakan (dall’arabo an-Nasaquan, “i due schieramenti”) in riferimento all’esistenza di un antico asterismo di origine araba, è una binaria spettroscopica con magnitudine apparente media +3,68 e posta a 114 anni luce di distanza.

Tra le altre stelle della costellazione, anche se tutte di magnitudine più elevata, di grande interesse è la presenza di un discreto numero di variabili; tra le più importanti, R Coronae Borealis, stella prototipo della classe delle cosiddette nove inverse, che cioè presentano improvvisi cali di luminosità a intervalli irregolari. Impossibile poi non menzionare anche T Coronae Borealis, che dal 2024 sta attirando l’attenzione dell’intera comunità astronomica: si tratta infatti di uno dei pochi esempi conosciuti di nova ricorrente. Fu scoperta da John Birmingham nel 1866, quando dalla decima magnitudine abituale divenne visibile a occhio nudo; il fenomeno è stato osservato nuovamente nel 1946, suggerendo un periodo di 80 anni circa. Per questo motivo nell’ultimo biennio è stata al centro di una attenta campagna osservativa, così da monitorarne l’andamento in attesa di una nuova accensione, prevista appunto tra il 2024 e il 2026.

Oggetti di cielo profondo nella costellazione della Corona Boreale

Questa costellazione ospita numerosi oggetti, ma tutti molto deboli e difficilmente osservabili con telescopi amatoriali. Tuttavia, al suo interno – situato tra le stelle Eta e Omicron – si trova il Superammasso della Corona Boreale, il più importante e massiccio del nostro emisfero. Di esso fanno parte sette ammassi galattici: Abell 2056, 2061, 2065, 2067 e 2069 gravitazionalmente legati tra loro e in fase di collasso, oltre ad Abell 2079 ed Abell 2092.

Mitologia e storia della costellazione della Corona Boreale

La Corona Boreale, oggi una delle 88 costellazioni approvate dall’Unione Astronomica Internazionale, fa parte dello storico gruppo di 48 costellazioni catalogate da Tolomeo nel II secolo d.C.

Cratere con raffigurazione del matrimonio tra Dioniso e Arianna databile 420-410 a.C. (Benaki Museum, Atene)

Limitandoci alla tradizione occidentale, il mito collega la corona alla figura di Arianna, ma della principessa ateniese esistono due ritratti completamente differenti: uno – presente nell’Odissea di Omero – la vede giovane, innamorata di Teseo e giunta con lui sull’isola di Nasso; l’altro più matura e sposa del dio Dioniso. L’elemento della corona, inserito come dono di nozze da parte del marito, interesserebbe soltanto quest’ultima versione del mito, ma come spesso succede, si assiste nelle fonti a delle commistioni. Ne sono prova le versioni riportate da Eratostene nei Catasterismi (III secolo a.C.) e più tardi da Ovidio nei Fasti e nelle Metamorfosi (inizio del I secolo a.C.), nelle quali l’arrivo di Dioniso si colloca a seguito dell’abbandono di Teseo. In altri Autori si trovano inoltre elementi ulteriori, come la partecipazione di Afrodite quale mittente del regalo (presente nelle Argonautiche di Apollonio Rodio, III secolo a.C.) o la provenienza del diadema dalle fucine di Efesto (presente in Igino, vissuto a cavallo tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C.). L’episodio legato alle nozze tra Arianna e Bacco è stato un soggetto rappresentato più e più volte nell’arte, ma anche nella letteratura: il celebre componimento di Lorenzo il Magnifico “Quant’è bella giovinezza, / che si fugge tuttavia! / chi vuol essere lieto, sia: / di doman non c’è certezza” trae ispirazione proprio da questo episodio.

Facendo un balzo temporale di diversi secoli, nell’ambito di quel tentativo non riuscito di cristianizzazione delle costellazioni, anche per la Corona Boreale nel suo Coelum Stellatum Christianum Julius Schiller proponeva un cambio di denominazione in ‘Corona di spine’.  

La distanza ci inganna sulla vera natura dei lampi gamma

Gamma-ray bursts (GRBs) are powerful flashes of energetic gamma-rays lasting from less than a second to several minutes. They release a tremendous amount of energy in this short time making them the most powerful events in the Universe. They are thought to be mostly associated with the explosion of stars that collapse into black holes. In the explosion, two jets of very fast-moving material are ejected, as depicted in this artist’s illustration. If a jet happens to be aimed at Earth, we see a brief but powerful gamma-ray burst.

Ancora oggi i lampi gamma restano oggetti enigmatici, perché non tutto quello che si osserva riflette fedelmente la realtà. Infatti, un recente lavoro pubblicato lo scorso aprile ha dimostrato che alcuni di essi che si classificherebbero come corti, sono invece lunghi di natura: alla base di tale discrepanza c’è la distanza tra queste sorgenti e lo strumento.

Cosa sono i lampi gamma (gamma-ray bursts – GRB)?

I lampi gamma sono fenomeni caratterizzati da una prima fase, nota come prompt emission, in cui viene prodotto un flash di raggi gamma brillante con durata variabile dalla frazione di secondo fino a qualche decina di secondi; segue poi un periodo (afterglow emission) di emissione a frequenze più basse che dura ore, giorni e, talvolta, anni. Questi eventi catastrofici vengono prodotti da materiale relativistico, che viene espulso a getto da degli oggetti compatti che si sono appena formati o a seguito del collasso del nucleo di una stella massiccia, oppure dalla fusione di un sistema binario compatto. Inoltre, essendo molto luminosi, i GRB si possono rivelare in tutto l’Universo osservabile: sono stati individuati sia a distanze piccole, che a distanze enormi; questa caratteristica li rende dei buoni oggetti per studiare gli aspetti cosmologici del nostro Universo.

Perché sono oggetti di studio?

I GRB si possono classificare in lampi gamma corti (short gamma-ray bursts – SGRB) e in lampi gamma lunghi (long gamma-ray bursts – LGRB): i primi sono quei fenomeni che durano meno di 2 secondi, i cui progenitori sono sistemi binari compatti, mentre gli altri durano più di 2 secondi e vengono generati da stelle massicce morenti. Tuttavia, questa classificazione convince ormai poco, poiché ne sono state osservate delle eccezioni, come l’oggetto GRB 200826A, appartenente alla popolazione dei SGRB, il cui progenitore osservato è però una supernova. Altri esempi sono GRB 211211A e GRB 230307A, entrambi LGRB, ma associati a sistemi binari interagenti. Ciò significa che la soglia dei 2 secondi non è una discriminante perfettamente affidabile e che i lampi gamma corti potrebbero essere dei falsi lampi gamma lunghi e viceversa.

In cosa consiste la ricerca?

Svariati sono i fattori a causa dei quali l’informazione che arriva ai rivelatori può essere alterata rispetto alla realtà e questo accade più comunemente per GRB che sono molto lontani. A tal proposito, un recente studio si è interrogato su come la distanza influisca sulle misure fatte nella fase iniziale dei lampi gamma, essendo essa il momento più vicino al collasso della stella o alla fusione del sistema binario. Nell’ambito di questo studio sono stati presi in esame 26 campioni di GRB, tutti posti a distanze modeste (redshift z<1), per i quali erano già disponibili misure effettuate dal satellite Swift; essi sono stati inseriti all’interno di una simulazione con lo scopo di comprendere cosa lo strumento avrebbe osservato se tali oggetti fossero stati molto più lontani. I risultati confermano che, in queste condizioni, la durata della prompt emission risulta effettivamente più breve rispetto a quella reale: la radiazione emessa dalla sorgente – poiché sempre più debole e indistinguibile dal rumore di fondo – viene misurata dai rivelatori con intensità attenuata. Infine, i dati simulati sono stati confrontati con altri campioni osservati a grande distanza e risultano essere con essi consistenti; si conclude che le misure di tali GRB sono state sottostimate, facendo apparire come corti lampi gamma che appartengono in realtà alla classe dei LGRB.

Fonte: How Distance Affects Gamma-Ray Burst Prompt Emission Measurements (Moss et al 2026 ApJ 1002 27 – https://iopscience.iop.org/article/10.3847/1538-4357/ae4802)

Nuova pietra miliare per ExoMars. L’Europa sempre più vicina ad avere il suo primo rover marziano

Sono passati dieci anni da quando la prima fase della missione ExoMars dell’Agenzia Spaziale Europea, in collaborazione con la russa Roscosmos, tentò senza successo l’atterraggio su Marte del lander Schiaparelli. Ad oggi sono cambiate molte cose e per fortuna la seconda fase della missione, per molto tempo rimasta in sospeso, ha raggiunto una nuova pietra miliare nel suo sviluppo, ovvero la consegna per i test dei modelli strutturali.

Nonostante i grandi progressi dell’esplorazione spaziale, progettare e completare una missione che riesca a toccare il suolo marziano resta un’impresa molto complessa. I leader indiscussi sono gli Stati Uniti che, a partire dagli anni ’70, sono riusciti a far atterrare con successo una decina di rover dalla cui esplorazione deriva gran parte della nostra conoscenza della superficie del pianeta rosso. L’ultimo tra questi, Perseverance, ha portato con sé anche il primo dimostratore di volo nella debole atmosfera marziana, il piccolo elicottero Ingenuity.

Solo da pochi anni – nel 2021 – un altro grande Paese, la Cina, ha fatto atterrare sulla superficie di Marte il rover Zhurong con la missione Tianwen-1, un enorme successo considerando che si trattava del primo tentativo. A onor di cronaca, è l’Unione Sovietica ad essere passata alla storia, nel 1971, come il primo Paese a fare atterrare con successo un manufatto umano su Marte, con la missione Mars 3, anche se le comunicazioni con la sonda si sono interrotte pochi secondi dopo il contatto con il suolo.

Per questo motivo l’Agenzia Spaziale Europea, insieme a Roscosmos, ha avviato la missione ExoMars con l’obiettivo di sviluppare le tecnologie necessarie per raggiungere Marte, entrare in orbita attorno al pianeta ed effettuare un atterraggio controllato sulla sua superficie.

La prima parte della missione, partita con successo nel 2016, prevedeva un orbiter europeo, e il lander dimostrativo Schiaparelli, il quale ha compiuto in modo nominale tutte le operazioni previste fino all’ultima fase della discesa, quando, a causa di un’anomalia in uno dei sistemi di controllo, è precipitato.

La seconda parte della missione, che dovrebbe portare su Marte il rover Rosalind Franklin, inizialmente prevista per il 2020, è poi stata rimandata al 2022 per assicurarsi che fosse soddisfatto il livello di affidabilità necessario. Tuttavia, nel 2021, a causa delle tensioni geopolitiche dovute all’invasione russa dell’Ucraina, la collaborazione tra ESA e Roscosmos è stata interrotta.

La missione ha quindi subito il forte rischio di essere cancellata, ma fortunatamente ha avuto una seconda possibilità, grazie al coinvolgimento di altri partner internazionali, tra cui la NASA. La data per il lancio è stata posticipata al 2028, dal momento che la ri-progettazione della missione prevede un parziale ridimensionamento e modifiche a molte componenti critiche, tra cui il lander, che inizialmente doveva essere fornito dall’agenzia spaziale russa e che adesso sarà invece interamente sviluppato in Europa.

I preparativi dunque procedono: nelle scorse settimane i modelli strutturali della missione sono stati trasferiti dagli stabilimenti di Torino di Thales Alenia Space, presso cui sono stati integrati, a Cannes, dove è iniziata la prima fase di test e verifiche.

I modelli strutturali rappresentano fedelmente la configurazione del modulo di volo destinato a portare in sicurezza il rover Rosalind Franklin su Marte. Lo scopo è quello di eseguire i test meccanici sulle componenti, sottoponendole alle sollecitazioni e agli stress acustici, vibrazionali e termici che subiranno durante le fasi di lancio, viaggio e atterraggio.  

I modelli strutturali della missione ExoMars Rosalind Franklin. Credit: Thales Alenia Space

Tra queste figurano: il Carrier Module, responsabile della fase di trasferimento dalla Terra a Marte; il modulo di ingresso, discesa e atterraggio (EDLM), che garantisce l’ingresso atmosferico e la discesa controllata e la piattaforma di atterraggio, che fornisce una base stabile sulla superficie marziana.

La missione ha il compito di cercare tracce di vita passata e possibili biosignature su Marte e fare una caratterizzazione geochimica del pianeta, con un enorme contributo italiano anche alla strumentazione, tra cui la costruzione della trivella, progettata per penetrare fino a 2 metri di profondità, estraendo campioni protetti dalle radiazioni.

Non resta dunque che attendere: sono ancora molti gli step a cui la missione dovrà andare incontro prima del lancio. Se avrà successo, oltre a permettere all’Europa di portare per la prima volta un rover operativo sul suolo marziano, rivelerà sicuramente molto sul passato e presente del pianeta rosso.

Crediti immagine di copertina: NASA.

I “Water Bears”: supereroi microscopici in missione nello spazio

In un laboratorio orbitante a 400 km dalla Terra, 5.000 minuscoli "orsi acquatici" quasi indistruttibili hanno combattuto in silenzio la battaglia più importante della storia dell'esplorazione spaziale: le loro armi biologiche segrete potrebbero un giorno salvare la vita degli astronauti diretti verso Marte.

Immaginate un supereroe che non indossa mantello né armatura, che non vola tra i grattacieli e non è dotato di muscoli d’acciaio, eppure resiste a tutto: al caldo più feroce, al freddo più devastante, alle radiazioni letali dello spazio cosmico, e persino al trascorrere dei decenni senza nemmeno una goccia d’acqua. Stiamo parlando del tardigrado, un minuscolo animale acquatico a otto zampe, lungo circa mezzo millimetro, conosciuto anche come “orso acquatico” per la sua forma tozza e paffuta quando osservato al microscopio, e che la NASA ha scelto come assoluto protagonista di una delle più audaci missioni scientifiche mai condotte a bordo della Stazione Spaziale Internazionale.

Nell’ambito di un esperimento straordinario chiamato Cell Science-04 (2021), la NASA ha infatti inviato a bordo della Stazione Spaziale Internazionale ben 5.000 di questi minuscoli animali. Qui essi hanno vissuto, si sono riprodotti e hanno affrontato le stesse condizioni estreme che mettono a dura prova il corpo di ogni astronauta: la microgravità che ne logora inesorabilmente muscoli e ossa, e gli elevati livelli di radiazione, che ne colpiscono senza sosta le cellule. L’obiettivo dichiarato dal professor Thomas Boothby, ricercatore dell’Università del Wyoming e principale investigatore dell’esperimento, era quello di comprendere quali meccanismi genetici usassero queste creature per sopravvivere all’arrivo nello spazio, e se questi stessi meccanismi venissero tramandati di generazione in generazione alle loro discendenze nate direttamente in orbita, lontano da qualsiasi protezione offerta dalla Terra. «Vogliamo vedere cosa usano per sopravvivere quando arrivano nello spazio, e nel tempo, quali trucchi stanno usando i loro discendenti, se sono gli stessi o cambiano attraverso le generazioni; non sappiamo davvero cosa aspettarci», aveva dichiarato al tempo Boothby.

Tra le straordinarie capacità di questi animali spiccava quella di elevatissima produzione di antiossidanti in risposta all’esposizione alle radiazioni, un meccanismo difensivo già osservato negli esemplari terrestri esposti a fonti radioattive e che si è rivelato la principale chiave per capire come proteggere anche le cellule umane durante lunghi e massacranti viaggi interplanetari verso la Luna o Marte, che attualmente sono i principali obiettivi in ambito di ricerca spaziale. I ricercatori hanno studiato con attenzione quali geni si “accendevano” e quali si “spegnevano” durante il volo spaziale, sia a breve che a lungo termine, confrontando i dati ottenuti in orbita con quelli raccolti nei laboratori terrestri che simulavano le stesse condizioni spaziali, esperimenti che fino ad allora non avevano mai potuto essere pienamente validati con le condizioni reali dell’orbita bassa, e che hanno trovato nella stazione spaziale il loro definitivo ambiente di sviluppo.

In effetti non era la prima volta che i tardigradi si avventuravano nello spazio: in un esperimento precedente (FOTON-M3, 2007), alcuni esemplari erano stati esposti direttamente al vuoto assoluto dello spazio esterno, al di fuori dello scafo della ISS, ed erano sopravvissuti, confermando ciò che gli scienziati già sospettavano: questi organismi rappresentano una delle forme di vita più resistenti mai conosciute. Questa volta, però, non si trattava solo di testarne la resistenza passiva: i 5.000 esemplari a bordo hanno vissuto all’interno del Bioculture System, un sistema hardware a dieci cassette sperimentali indipendenti, ciascuna dotata di un bioreattore con perfusione cellulare e controllo computerizzato dei fluidi, sviluppato dall’Ames Research Center della NASA sulla base di tecnologie già testate in diciotto missioni dello Space Shuttle. Ciò ha consentito ai ricercatori a terra di monitorare in tempo reale le colture biologiche e di controllare a distanza le condizioni ambientali con una precisione mai raggiunta prima, trasformando la stazione spaziale in un laboratorio vivente di biologia estrema. La prima operazione scientifica è stata condotta con successo il 13 luglio 2021, quando gli astronauti hanno allestito il Life Sciences Glovebox e hanno iniettato i tardigradi nei percorsi di flusso del sistema; simultaneamente, a terra presso il laboratorio NASA Ames, veniva avviato il Near-Synchronous Ground Control per garantire un confronto scientifico rigoroso e affidabile tra i dati raccolti in orbita e quelli terrestri.

Al termine dell’esperimento, le colture sono state congelate e spedite nuovamente al laboratorio dell’Ames per un’analisi molecolare approfondita che potrebbe, letteralmente, riscrivere il futuro della medicina spaziale e spalancare porte che l’umanità non sapeva neppure di avere davanti a sé. E i risultati non si sono fatti attendere molto: nel 2025 un team della Harvard Medical School ha dimostrato che la proteina Dsup – acronimo di damage suppressor – dei tardigradi (il loro vero “scudo biologico” contro le radiazioni) iniettata tramite nanoparticelle di mRNA in cellule umane è riuscita a ridurre fino al 40% i danni causati dalle radiazioni. Questa recente scoperta ha un impatto enorme su quelle terapie mediche che implicano l’utilizzo delle radiazioni, in quanto esse possono causare danni a cellule sane e rompere il DNA, portando ad effetti collaterali debilitanti; quasi simultaneamente, i ricercatori dell’Accademia delle Scienze Militari cinese hanno inserito tramite tecnologia CRISPR la proteina Dsup in cellule staminali umane, permettendo a queste di sopravvivere a dosi normalmente letali di raggi X.

Le implicazioni di ricerche di questo tipo vanno ben oltre la salute dei singoli astronauti: comprendere i meccanismi biologici con cui i tardigradi resistono a temperature estreme, alla disidratazione e alle radiazioni cosmiche apre scenari rivoluzionari per la conservazione di farmaci, alimenti e materiali biologici durante le future missioni di esplorazione dello spazio profondo, dove non sarà possibile appoggiarsi ai rifornimenti provenienti dalla Terra e dunque ogni risorsa dovrà essere protetta con la stessa tenacia con cui questi piccoli esseri proteggono se stessi. In questo senso, essi rappresentano minuscoli eroi che portano sopra microscopiche spalle il peso di accompagnarci verso la realizzazione del sogno più grande dell’umanità: esplorare l’universo, sopravvivere là dove nulla sopravvive e trovare una luce nel buio cosmico che ci permetta di risolvere le difficoltà che, ad oggi, rendono impossibile la vita dell’uomo al di fuori del nostro pianeta.

Fonti:

  1. Supereroi microscopici per aiutare a proteggere la salute degli astronauti nello spazio – NASA
  2. https://www.youtube.com/watch?si=rJCNztMQU4QReoUq&v=TV7qAsp6x3w&feature=youtu.be
  3. https://science.nasa.gov/biological-physical/investigations/cell-science-04/
  4. I Tardigradi: Gli Eroi Invisibili della Resilienza e della Medicina – Scienze Notizie
  5. Extremotolerant tardigrade genome and improved radiotolerance of human cultured cells by tardigrade-unique protein | Nature Communications

Google introduce “Fonti Preferite”: aggiungi Coelum Astronomia tra le tue fonti fidate

Ogni giorno leggiamo notizie, approfondimenti, video e contenuti che arrivano sui nostri schermi attraverso motori di ricerca, social network e piattaforme digitali. A decidere cosa vedere per primi, molto spesso, sono algoritmi e sistemi automatici che selezionano le informazioni in base alle nostre abitudini online. Google ha però introdotto anche in Italia una nuova funzione che permette agli utenti di avere un controllo più diretto sulle fonti informative considerate più affidabili: si chiama “Fonti Preferite”.

La novità consente di indicare esplicitamente a Google quali siti e testate seguire con maggiore attenzione, così da visualizzarne più frequentemente contenuti e aggiornamenti all’interno delle sezioni dedicate alle notizie. In un panorama dove l’informazione è sempre più frammentata e sovraccarica di contenuti, poter scegliere direttamente le proprie fonti di riferimento rappresenta uno strumento utile per orientarsi meglio e ricevere aggiornamenti più coerenti con i propri interessi.

Anche Coelum Astronomia può essere aggiunto tra le fonti preferite. In questo modo gli articoli, gli approfondimenti scientifici, le notizie dedicate all’astronomia, allo spazio e all’osservazione del cielo pubblicati su coelum.com potranno comparire con maggiore evidenza nelle sezioni informative di Google dedicate alle notizie personalizzate.

Per aggiungere Coelum Astronomia tra le “Fonti Preferite” bastano pochi passaggi:

  • aprire Google tramite browser o app;
  • effettuare una ricerca legata all’attualità o alle notizie;
  • entrare nella sezione “Notizie principali”;
  • selezionare “Aggiungi fonti” oppure l’icona con la stella;
  • cercare e selezionare coelum.com tra le fonti disponibili.

Una volta completata l’attivazione, Google inizierà a proporre più spesso contenuti provenienti dalle fonti selezionate, sia nelle notizie suggerite sia negli spazi personalizzati dedicati agli aggiornamenti provenienti dai siti scelti direttamente dall’utente.

La funzione non impone limiti: ogni lettore può selezionare più fonti informative e costruire così un flusso di notizie più vicino ai propri interessi, privilegiando qualità, approfondimento e continuità editoriale.

Transiti di satelliti davanti a Luna e Sole – maggio 2026

Con l’appuntamento di maggio 2026, prosegue la rubrica dedicata ai transiti dei principali satelliti artificiali davanti al Sole e alla Luna. I fenomeni presi in esame riguardano la Stazione Spaziale Internazionale, il Hubble Space Telescope e la Tiangong space station, che sono tra gli oggetti più interessanti e spettacolari da osservare in questo ambito.

Gli eventi riportati non vogliono rappresentare un catalogo completo di tutti i transiti teoricamente visibili, ma una selezione di configurazioni accessibili dalle diverse zone d’Italia, costruita cercando un compromesso tra ampiezza della fascia di visibilità, altezza degli oggetti sull’orizzonte e copertura dei diversi satelliti considerati.

Le previsioni sono elaborate a partire dai dati forniti dal servizio Satellite Transit Finder, riferimento fondamentale per la pianificazione di questo tipo di riprese e osservazioni. È però importante ricordare che i satelliti in orbita bassa, in particolare ISS e Tiangong, subiscono continue variazioni orbitali dovute sia all’attrito atmosferico sia alle manovre di mantenimento dell’orbita, con conseguenti possibili variazioni delle traiettorie previste.

Per questa ragione gli eventi indicati devono essere considerati soltanto una base di pianificazione, soprattutto quando mancano ancora diversi giorni all’osservazione. La verifica aggiornata delle coordinate e degli orari attraverso il tool resta quindi un passaggio indispensabile a ridosso del transito.

Transiti visibili dal Nord Italia

Transito della Stazione Spaziale Internazionale davanti al Sole – 20 maggio 2026

Il 20 maggio 2026 alle 19:25:14 (ora locale) è previsto il passaggio della Stazione Spaziale Internazionale davanti al disco solare circa un’ora prima del tramonto. Per questo motivo il transito sarà visibile in direzione Ovest (azimut attorno ai 285º) ad un’altezza variabile da regione a regione, ma abbastanza ridotta, da un massimo di 14º fino a un minimo di 11º.

Transito solare della Stazione Spaziale Internazionale del 20 maggio 2026 (ore 19:25:14 locali): la fascia rossa indica l’area geografica dalla quale il fenomeno è osservabile, mentre il cerchio tratteggiato rappresenta il raggio di ricerca centrato sull’osservatore.
Crediti: elaborazione tramite Satellite Transit Finder

Come mostrato nella mappa, il fenomeno sarà visibile soltanto all’interno di una fascia ampia circa 20 km a cavallo tra Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. La durata complessiva sarà poco meno di 3 secondi, un valore piuttosto elevato se rapportato alla durata media di questi fenomeni; questo ne favorirà tecnicamente la ripresa.

La ISS apparirà, sullo sfondo solare, come una silhouette scura di dimensione angolare 20,81”, circa 91 volte più piccola rispetto al Sole, il cui diametro angolare è invece di 31,6’; la sua velocità angolare sarà di 11,7’/s.

Transito della Tiangong space station davanti alla Luna – 27 maggio 2026

Alle 21:56:00 (ora locale) del 27 maggio la Tiangong space station transiterà davanti al disco lunare. L’evento sarà visibile all’interno di una fascia di appena 13 km di larghezza che attraverserà obliquamente il Centro-Nord, toccando Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna.

Transito lunare della Tiangong space station del 27 maggio 2026 (ore 21:56:00 locali): la fascia blu indica l’area geografica dalla quale il fenomeno è osservabile, mentre il cerchio tratteggiato rappresenta il raggio di ricerca centrato sull’osservatore.
Crediti: elaborazione tramite Satellite Transit Finder

La stazione spaziale cinese, che apparirà come una sagoma scura contro il disco lunare illuminato per quasi il 90%, sarà in rapidissimo movimento alla velocità angolare di 31,9’/s e completerà il passaggio in 0,91 s. Le sue dimensioni angolari, pari a 4,98”, risulteranno circa 363 volte inferiori rispetto ai 30,1’ del diametro della Luna.

Al momento del transito, il nostro satellite si troverà in direzione Sud-Sud-Est (azimut 167º) ad un’altezza in cielo di circa 28º, condizione favorevole per la ripresa fotografica.

Transiti visibili dal Centro Italia

Transito della Tiangong space station davanti alla Luna – 23 maggio 2026

Il 23 maggio alle 22:39:23 (ora locale) si verificherà il transito della stazione spaziale cinese Tiangong davanti al nostro satellite in fase crescente (illuminazione pari al 54%). Il fenomeno sarà osservabile lungo una fascia molto stretta, di circa 7 km di larghezza, che taglierà latitudinalmente il Centro Italia all’altezza di Firenze, attraversando Toscana, Emilia-Romagna e Marche.

Transito lunare della Tiangong space station del 23 maggio 2026 (ore 22:39:23 locali): la fascia blu indica l’area geografica dalla quale il fenomeno è osservabile, mentre il cerchio tratteggiato rappresenta il raggio di ricerca centrato sull’osservatore.
Crediti: elaborazione tramite Satellite Transit Finder

Nonostante le condizioni di luce meno favorevoli rispetto ai classici transiti su Luna quasi piena, il nostro satellite si troverà a un’altezza piuttosto elevata, circa 37º, in direzione Ovest-Sud-Ovest (azimut 240º), il che risulta favorevole per la qualità dell’osservazione.

La Tiangong, che completerà il transito in circa 0,99 s muovendosi con una velocità angolare 31,7’/s, avrà dimensione apparenti di 6,05”, risultando così circa 312 volte più piccola rispetto alla Luna.

Transito della Stazione Spaziale Internazionale davanti al Sole – 24 maggio 2026

Alle 16:15:53 (ora locale) del 24 maggio è previsto il passaggio della Stazione Spaziale Internazionale davanti al disco solare. Per osservarlo sarà necessario trovarsi all’interno della fascia di poco meno di 6 km che attraversa l’Italia centrale toccando Toscana ed Emilia-Romagna, come mostrato nella mappa.


Transito solare della Stazione Spaziale Internazionale del 24 maggio 2026 (ore 16:15:53 locali): la fascia rossa indica l’area geografica dalla quale il fenomeno è osservabile, mentre il cerchio tratteggiato rappresenta il raggio di ricerca centrato sull’osservatore.
Crediti: elaborazione tramite Satellite Transit Finder

La ISS, la cui dimensione apparente di 48,45” sarà di circa 39 volte inferiore rispetto a quella del Sole, si staglierà su di esso come una sagoma scura in rapido movimento (velocità angolare: 34,5’/s) per una durata di circa 0,92 s.

Al momento del passaggio, la stazione si troverà a un’altezza notevole di circa 45º in direzione Ovest-Sud-Ovest (azimut 254º).

Transiti visibili dal Sud Italia

Transito della Stazione Spaziale Internazionale davanti al Sole – 21 maggio 2026

Nel pomeriggio del 21 maggio, alle 17:02:20 (ora locale), la Stazione Spaziale Internazionale sarà visibile in transito sul disco solare, con osservabilità limitata alle regioni dell’Italia meridionale – Campania, Basilicata e Puglia – all’interno di una fascia di circa 8 km.

Transito solare della Stazione Spaziale Internazionale del 21 maggio 2026 (ore 17:02:20 locali): la fascia rossa indica l’area geografica dalla quale il fenomeno è osservabile, mentre il cerchio tratteggiato rappresenta il raggio di ricerca centrato sull’osservatore.
Crediti: elaborazione tramite Satellite Transit Finder

Dal punto di vista osservativo, la ISS si proietterà sul Sole come una sagoma scura di 39,28”, risultando quindi circa 48 volte più piccola rispetto al diametro solare apparente.

Il passaggio avverrà con una velocità angolare di circa 26,9’/s e avrà una durata complessiva di appena 1,18 s.

Il Sole si troverà a un’altezza di circa 34° sull’orizzonte, in direzione Ovest (azimut 268°), in una configurazione favorevole per limitare gli effetti di turbolenza atmosferica.

Transito della Stazione Spaziale Internazionale davanti alla Luna – 26 maggio 2026

Il 26 maggio alle 21:12:05 (ora locale) è previsto il transito della Stazione Spaziale Internazionale davanti al disco lunare. La fascia di osservabilità per l’evento avrà una larghezza di poco superiore ai 7 km e taglierà la Puglia in modo longitudinale.

Transito lunare della Stazione Spaziale Internazionale del 26 maggio 2026 (ore 21:12:05 locali): la fascia blu indica l’area geografica dalla quale il fenomeno è osservabile, mentre il cerchio tratteggiato rappresenta il raggio di ricerca centrato sull’osservatore.
Crediti: elaborazione tramite Satellite Transit Finder

Al momento del passaggio della ISS, la Luna si troverà in direzione Sud (azimut 176º) a 39º di altezza, in una posizione, quindi, favorevole per la ripresa fotografica.

L’evento avrà una durata complessiva di 0,88 s e la stazione spaziale sarà visibile come una sagoma scura in movimento a velocità elevata (circa 34,7’/s). Le sue dimensioni apparenti, pari a 43,83”, saranno di circa 42 volte inferiori rispetto a quelle del disco della Luna.

Buone condizioni per l’osservabilità saranno inoltre la ISS completamente illuminata dal Sole, dunque ben visibile nel corso di tutto il transito, e un disco lunare illuminato per più dell’80%.

Transito del Hubble Space Telescope davanti alla Luna – 31 maggio 2026

Nelle prime ore del 31 maggio 2026, alle 03:49:48 (ora locale), è previsto il transito del Hubble Space Telescope sul disco lunare, con visibilità limitata a una fascia di circa 40 km che attraverserà il settore meridionale della penisola – saranno interessate Sicilia (marginalmente), Calabria e Puglia (marginalmente).

Transito lunare del Hubble Space Telescope del 31 maggio 2026 (ore 03:49:48 locali): la fascia blu indica l’area geografica dalla quale il fenomeno è osservabile, mentre il cerchio tratteggiato rappresenta il raggio di ricerca centrato sull’osservatore.
Crediti: elaborazione tramite Satellite Transit Finder

L’osservazione sarà tecnicamente molto impegnativa a causa della posizione della Luna, che si troverà ad appena 9º sull’orizzonte in direzione Sud-Ovest (azimut 223º).

La durata dell’evento sarà invece di 2,46 s, con il HST che completerà il passaggio ad una velocità di 12’/s. Le sue dimensioni angolari, di 1,76”, risulteranno oltre mille volte inferiori rispetto a quelle del disco della Luna; la fase quasi piena del nostro satellite garantirà tuttavia un ottimo livello di contrasto dello sfondo.

In copertina: “Transito Iss su disco solare”, immagine scattata il 2 ottobre 2025 da Fabio Giordano per Coelum e inserita su questo sito web il 7 ottobre 2025 (https://www.coelum.com/photo-coelum/photo/photo_jordy77_transito-iss-su-disco-solare).

BUFALE ASTRONOMICHE E VIAGGI LUNARI

Nuovo Appuntamento 20 maggio 2026 ore 21:00 sui canali youtube e facebook di Coelum

Una breve panoramica di uno dei problemi piu’ attuali al giorno d’oggi: il proliferare di teorie pseudoscientifiche e antiscientifiche, spesso sono legate alle piu’ svariate teorie del complotto e vengono alimentate da fake news e bufale di ogni tipo.

COME ORIENTARCI?

Grazie all’associazione Lattanino Cupolino, faremo insieme un breve viaggio che ci consentirà di mettere a fuoco le caratteristiche che le accomunano, al fine di poterle individuare e contrastare.

Avremo due interventi per il tema della serata, iniziando con Luigi Schioppa, socio dell’associazione, che descriverà le principali caratteristiche dei complotti e di chi li diffonde e, successivamente, grazie a Paolo Attivissimo, entreremo in merito ad un evergreen delle

Teorie del complotto, ovvero i c.d. “falsi allunaggi” e tutte le bufale che circondano la nostra epopea spaziale. Siamo entrati a pieno nelle missioni artemis e purtroppo ritornano in auge vecchie teorie e nuove

COSPIRAZIONI

Entrambi sono soci CICAP, (comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle Pseudoscienze), che da anni promuove incontri e attività, al fine di contrastare queste derive di disinformazione e promuovere lo sviluppo di un pensiero critico e razionale.

Modera Molisella Lattanzi direttrice di Coelum Astronomia.

Presentazione e organizzazione a cura di Nicoletta Iannascoli

Segui la diretta

https://www.youtube.com/watch?v=K-Gy7hCpmtc

Info relatori:

I PARTE: LUIGI SCHIOPPA

Laurea in Economia all’Università Parthenope di Napoli, di professione Key Account & Marketing Developer in Yamaha Music Europe. Appassionato di temi scientifici e di comunicazione della scienza, ha frequentato lo “SmartLab in Comunicazione” con Massimo Polidoro e il “Corso Indagatori delle Pseudoscienze” del CICAP. Sta per concludere il Master in Comunicazione Scientifica (uniPR). È socio CICAP, coordina il gruppo Campania, socio U.A.N. e L.Cupolino.

II PARTE: PAOLO ATTIVISSIMO

Di professione traduttore tecnico-scientifico, è noto al pubblico per le sue pubblicazioni e i suoi blog nei quali svolge un’opera di corretta informazione e contrasto delle cosiddette “bufale informatiche”. È membro del CICAP ed ex presidente della sezione del Canton Ticino. Dal 2004 è creatore e autore del blog “Il Disinformatico”, tra più influenti blog tecnico- divulgativi di lingua italiana. Dal 2006 è conduttore del programma radiofonico Il disinformatico su RSI Rete Tre, canale della Radio svizzera italiana. È consulente per Mediaset e RAI riguardo nuove tecnologie e disinformazione nei media. Il 20 novembre 2011, l’osservatorio astronomico di Cavezzo gli ha dedicato un asteroide scoperto nel 2001. È autore di numerosi libri e pubblicazioni ed è in libreria con il suo ultimo lavoro “Ritorno sulla luna. Dal sogno dell’Apollo alla sfida di Artemis”, edizioni Apogeo.

Inizia oggi il XXV Seminario Nazionale di Gnomonica

Matelica 2026: Dove l’Ombra si fa Scienza

Il XXV Seminario Nazionale di Gnomonica celebra la meccanica celeste applicata

Esiste un’astronomia che non necessita di lenti o sensori digitali per rivelare la precisione dell’Universo. È l’astronomia di posizione applicata, la Gnomonica, che da millenni traduce il moto apparente del Sole in coordinate temporali e calendariali. Dal 15 al 17 maggio 2026, questa disciplina tornerà protagonista a Matelica (MC) per il XXV Seminario Nazionale di Gnomonica, un appuntamento testimone di una lunga storia di ricerca, divulgazione e passione.

Un Traguardo Storico

L’organizzazione dell’evento nasce dalla storica sinergia tra le principali istituzioni del settore: la Sezione Quadranti Solari dell’Unione Astrofili Italiani (UAI), il Coordinamento Gnomonico Italiano, la rivista Orologi Solari, Sundial Atlas e il gruppo locale “Il Globo”, con la fondamentale collaborazione della Fondazione Il Vallato, sede dei lavori.

I numeri testimoniano la vitalità di questa comunità: dal 1987 a oggi, i seminari hanno registrato oltre 1.800 iscritti e la presentazione di più di 630 relazioni scientifiche. Questi incontri, con cadenza di 18 mesi, rappresentano la colonna portante per la formazione e l’aggiornamento, configurandosi come un evento dalla portata sicuramente internazionale sia per il livello dei contributi sia per la provenienza degli studiosi. Fondamentale, a coronamento di questa attività, è la pubblicazione degli Atti di ogni seminario, che costituiscono una fonte inesauribile di documentazione e una memoria storica insostituibile per l’intera comunità gnomonica.

Il Mistero del Globo di Matelica

Il genius loci di questa edizione sarà il celebre Globo di Matelica, strumento quasi unico nel suo genere. Questa sfera di marmo greco, insieme all’esemplare di Prosymna, in Grecia, diversamente dai consueti orologi solari, interagisce con il terminatore d’ombra per fornire indicazioni calendariali e astronomiche complesse.

Una copia di questo oggetto straordinario, è oggi ammirabile ai “Giardini del Tempo” di Matelica, e racconta di archeoastronomia e di antiche tecniche di calcolo e progettazione.

Oltre la Teoria: Mostre e Divulgazione

Il XXV Seminario non sarà esclusivamente un momento di confronto tecnico, ma si configurerà come una vera “festa della gnomonica” pensata per coinvolgere un pubblico eterogeneo, inclusi gli appassionati meno addentro alla disciplina. Parallelamente alle sessioni congressuali, saranno allestiti ampi spazi espositivi dedicati a:

Mostre tematiche: Esposizioni di strumenti, fotografie e progetti che mostrano la bellezza plastica e matematica delle meridiane.

Editoria e Promozione: Corner dedicati alla presentazione di libri, monografie e riviste specializzate, per permettere l’approfondimento e lo scambio bibliografico.

Attività di coinvolgimento: Iniziative didattiche e divulgative volte a rendere tangibili i concetti dell’astronomia di posizione, trasformando la gnomonica in un’esperienza culturale a tutto tondo.

Tutte le informazioni e il programma sono disponibili qui: https://www.uai.it/sito/uai-news/xxv-seminario-nazionale-di-gnomonica/

L’evento si può seguire in diretta dal canale Youtube https://www.youtube.com/live/Fv1N4eEa7_Y?si=jHLVcHx2o-Olsvfb

Convenzione Unione Astrofili Italiani e Coelum Astronomia: estesa per 12 mesi con extra sconto del 10% cumulabile


La collaborazione avviata tra Unione Astrofili Italiani e Coelum Astronomia in occasione del Congresso UAI 2026 proseguirà per un intero anno e sarà disponibile per tutti gli associati.

Visto il positivo riscontro ottenuto durante l’evento, la convenzione è stata infatti estesa a tutti gli iscritti UAI, che potranno accedere a un ulteriore sconto del 10% cumulabile con le promozioni già presenti sul sito Coelum al momento dell’acquisto.

Il codice promozionale personale è disponibile direttamente nell’area riservata del sito UAI – Unione Astrofili Italiani e dovrà essere inserito nel carrello prima della conferma dell’ordine. Lo sconto potrà essere utilizzato più volte nel corso dei 12 mesi di validità della convenzione.

L’accordo rappresenta un ulteriore passo nella collaborazione tra le due realtà, con l’obiettivo di sostenere la divulgazione astronomica, la formazione e l’accesso a contenuti editoriali specializzati dedicati alla comunità degli astrofili italiani.

In occasione del 59° Congresso Nazionale dell’Unione Astrofili Italiani, in programma dall’8 al 10 maggio 2026 a Foligno, UAI e Coelum Astronomia annunciano un’iniziativa congiunta dedicata ai partecipanti.

Grazie a un accordo attivo durante i giorni del congresso, sarà possibile usufruire in loco di un extra sconto del 10% su tutte le promozioni in corso relative ad abbonamenti e prodotti Coelum.

L’offerta è riservata ai partecipanti e rappresenta un’opportunità concreta per accedere ai contenuti editoriali Coelum a condizioni particolarmente vantaggiose, direttamente durante l’evento.

L’iniziativa rientra nell’impegno dell’Unione Astrofili Italiani nel diffondere la cultura scientifica e nel offrire ai soci e agli appassionati opportunità e agevolazioni concrete, favorendo l’accesso a strumenti qualificati di informazione e divulgazione.

L’iniziativa si inserisce nel programma del Congresso UAI, punto di riferimento nazionale per la comunità astrofilo-divulgativa.

Appuntamento a Foligno.

Nuova importante tappa per Psyche, la sonda che ci dirà di più sull’origine dei pianeti

Accedi o registrati per continuare a leggere

I contenuti che stai cercando di visualizzare sono riservati agli utenti registrati.
Per accedere effettua il login con il tuo account Coelum Astronomia
oppure registrarti al sito.

Accedi oppure Registrati per continuare la lettura.

L’abbonamento a Coelum Astronomia offre funzionalità aggiuntive,
l’accesso all’archivio completo della rivista e ai contenuti riservati agli abbonati.

Scopri le formule di abbonamento

Organi su chip e avatar in miniatura: la nuova frontiera della medicina spaziale
I "tissue chips": le nuove colture di cellule umane vive come avatar spaziali per la ricerca delle risposte del corpo umano all'ambiente spaziale

Se ci fermiamo un attimo a riflettere su cosa significhi davvero viaggiare nello spazio profondo, ci rendiamo subito conto che, per quanto romantica possa sembrare l’esplorazione del cosmo, l’universo è un ambiente profondamente ostile che mette a dura prova ogni singola cellula del nostro corpo. Proprio per sopravvivere alla condizioni estreme di questo ambiente, la NASA ha capito che la chiave per conquistare l’immensità dello spazio risiede in qualcosa di infinitamente piccolo, portando allo sviluppo dei cosiddetti “tissue chips“.

L’astronauta della NASA Jessica Meir conduce ricerche cardiologiche utilizzando piattaforme “tissue chip” all’interno della Life Sciences Glovebox a bordo della Stazione Spaziale Internazionale nel marzo del 2022 (Fonte: NASA)

Immaginate dei piccoli rettangoli in polimero, grandi più o meno come la vostra carta di credito, attraversati da un’intricata rete di canali microscopici che pompano senza sosta nutrimento a colture di cellule umane vive. Questa non è fantascienza, ma una solida realtà che trova il suo ambiente di studio perfetto a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, dove queste complesse architetture permettono agli scienziati di simulare la nostra biologia con una enorme precisione. Trasferire questi esperimenti a quattrocento chilometri sopra le nostre teste ha aperto possibilità che fino a pochi anni fa ci saremmo solo sognati, perché la totale assenza di peso si è rivelata una vera e propria miniera d’oro per la ricerca medica.

Ma quale è la causa principale di tutta quella serie di patologie fisiche delle quali soffrono gli astronauti di ritorno dallo Spazio? La risposta è la costante condizione di microgravità alla quale sono quotidianamente sottoposti per tutta la loro permanenza nel cosmo: la microgravità è una particolare condizione fisica in cui un corpo è soggetto a un campo gravitazionale notevolmente ridotto, sperimentando una sensazione di quasi totale assenza di peso. Nonostante il termine venga spesso confuso con la dicitura “gravità zero”, la forza di gravità è ancora presente ma i suoi effetti vengono neutralizzati dal costante stato di caduta libera in cui si trova il sistema. Se volessimo usare un’analogia, è come se la microgravità fosse una macchina del tempo naturale che preme inesorabilmente sull’acceleratore dell’invecchiamento cellulare; essa è capace, in pochissime settimane, di far sviluppare patologie come l’osteoporosi e l’atrofia muscolare che qui sulla Terra impiegherebbero decenni per manifestarsi.

Poter osservare questo rapido declino in diretta offre ai ricercatori un vantaggio pazzesco: permette di testare la reale efficacia di nuovi farmaci e individuare terapie in tempi record, un lusso che nei ritmi dei laboratori terrestri è semplicemente impossibile, regalando così a tutti noi un immenso contributo per curare molto più velocemente malattie degenerative sempre (e purtroppo) più diffuse.

Immagine dei “tissue chip” a bordo dei laboratori della Stazione Spaziale Internazionale (Fonte: NASA)

Il vero colpo di genio di questo programma, però, è quello che i ricercatori chiamano (quasi affettuosamente) “avatar in miniatura“, un concetto che rappresenta la nuova frontiera assoluta della medicina personalizzata e preventiva. Pensateci bene: prelevando delle semplici cellule staminali da un individuo, i medici possono “coltivare” i suoi tessuti e prevedere esattamente come reagirà quel corpo, e solo quel corpo, una volta esposto alle insidie fisiche dei viaggi interplanetari; questo meccanismo permette ai ricercatori di sapere con largo anticipo quale sarà la risposta fisica di uno specifico astronauta all’ambiente spaziale estremo che dovrà affrontare in una determinata missione. Proprio in occasione della missione lunare Artemis II, infatti, la NASA ha inviato nello spazio profondo degli avatar del midollo osseo creati a partire dalle cellule degli stessi astronauti dell’equipaggio, riuscendo a studiare sul campo e in totale sicurezza come il loro personale sistema immunitario ha affrontato le letali radiazioni cosmiche.

Come ama ricordare Lisa Carnell, l’attuale direttrice della divisione di Scienze biologiche e fisiche della NASA, l’obiettivo finale è spingersi ancora oltre e portare questi preziosi frammenti di vita fino alla superficie di Marte con le prossime missioni, garantendo che gli esploratori di domani possano viaggiare sicuri e dimostrando che la più grande avventura spaziale parte prima di tutto dalla cura della nostra biologia sul pianeta Terra.

Fonti di riferimento:

1) Tissue Chips Investigate Diseases, Test Drugs on the Space Station – NASA

2) Gli avatar in miniatura affrontano la più grande sfida della NASA – NASA Science

Alzando gli occhi al cielo – Vale la sveglia?
Le congiunzioni di maggio 2026

In astronomia le congiunzioni sono eventi estremamente comuni: basta che due astri condividano la stessa ascensione retta o longitudine eclittica. Ma tra geometria celeste e realtà osservativa c’è spesso una grande differenza: molte avvengono infatti in pieno giorno, troppo vicine al Sole o sotto l’orizzonte. Quante di quelle che popolano i calendari astronomici meritano davvero di essere osservate?  Questo appuntamento mensile nasce per distinguere le congiunzioni “sulla carta” da quelle capaci di regalare un’osservazione davvero interessante.

Notte del 3-4 maggio: Luna e Antares – Visibilità: ottima

Quella della notte tra il 3 e il 4 maggio è stata l’unica occasione del mese in cui sia stato possibile assistere all’esatto istante della congiunzione (alle 05:04), quando i due oggetti si trovavano però già abbastanza bassi, a circa 15º sull’orizzonte Sud-Ovest.

A partire dalle 23 è stato possibile seguire la coppia e veder mutare la posizione reciproca degli astri, dapprima l’uno accanto all’altro, per poi incontrare le luci dell’alba con la Luna – illuminata per oltre il 90% – quasi esattamente al di sotto della brillante stella dello Scorpione, Antares. Hanno raggiunto la massima altezza attorno alle 03:00, in corrispondenza del passaggio al meridiano.

Configurazione di Luna e Antares alle 05:04 del 4 maggio. Simulazione ottenuta utilizzando TheSkyLive Planetarium

Mercoledì 13 maggio: Luna in congiunzione con Nettuno e con Saturno – Visibilità: molto critica

Ben diverso sarà il caso del 13 maggio, quando le due congiunzioni lunari previste nel corso della giornata risulteranno di fatto inosservabili. Luna e Nettuno si incontreranno infatti alle 11:09, in pieno giorno: una condizione che, unita alla debole luminosità del pianeta, ne renderà l’osservazione praticamente impossibile anche con l’ausilio di un telescopio.

La congiunzione con Saturno si verificherà invece alle 23:58, quando entrambi gli astri saranno ormai al di sotto dell’orizzonte. Eventualmente, si potrebbe fare un tentativo all’alba del giorno successivo: attorno alle 05:00 del 14 maggio sarà possibile individuare la falce di Luna nella costellazione dei Pesci, con Saturno leggermente più in basso e circa 6º alla sua destra. Entrambi resteranno però piuttosto bassi sull’orizzonte Est, a non più di 10º di altezza.

Configurazione di Luna e Saturno alle 05:00 del 14 maggio. Simulazione ottenuta utilizzando TheSkyLive Planetarium

Notte del 14-15 maggio: Luna e Marte – Visibilità: critica

Uno scenario simile si presenterà anche nella congiunzione tra Luna – ormai illuminata per appena il 7% – e Marte, prevista alle 02:43 del 15 maggio. A quell’ora entrambi gli oggetti saranno ancora al di sotto dell’orizzonte e sorgeranno soltanto intorno alle 04:45 (ora locale di Roma). L’unico momento per osservare la sottilissima falce lunare accanto al pianeta rosso sarà dunque alle prime luci dell’alba, quando i due corpi celesti appariranno in corrispondenza della costellazione dei Pesci molto bassi sull’orizzonte Est-Nord-Est e separati da circa 5º.

Configurazione di Luna e Marte alle 05:00 del 15 maggio. Simulazione ottenuta utilizzando TheSkyLive Planetarium

Notti del 16-17 e 17-18 maggio: congiunzioni lunari e congiunzioni mercuriane – Visibilità: assente

Sulla carta, si tratta delle due notti più dense del mese: tra il 16 e il 18 maggio si susseguiranno infatti ben cinque congiunzioni nell’arco di 24 ore.

La prima in ordine temporale sarà quella tra Luna e Mercurio, alle 04:51 del 17 maggio, seguita appena sedici minuti più tardi da quella tra Luna e Pleiadi (alle 05:07). In entrambi i casi, si tratta di congiunzioni inosservabili, poiché il nostro satellite si troverà in fase di Novilunio, troppo vicino al Sole per poter essere individuato nel cielo. Lo stesso vale per la congiunzione diurna tra Luna e Urano, prevista alle 08:00 del mattino.

Anche le due congiunzioni che avranno come protagonista Mercurio, ossia Mercurio-Pleiadi e Mercurio-Urano – attese rispettivamente per le 06:45 del 17 maggio e le 04:18 del giorno successivo – non saranno visibili a causa della ridottissima elongazione del pianeta dal Sole, che lo rende di fatto non osservabile.

Notte del 18-19 maggio: Luna e Venere – Visibilità: discreta

Qualche possibilità in più per la notte successiva: alle 03:51 del 19 maggio è prevista la congiunzione tra Luna e Venere. Sebbene non sia possibile coglierne l’istante esatto – entrambi gli oggetti si troveranno al di sotto dell’orizzonte – l’evento potrà essere seguito nelle ore precedenti il loro tramonto, dunque a partire dalle 21:00 circa e fin verso le 22:30 del 18 maggio. La Luna, all’inizio della sua fase crescente, sarà visibile circa 2º a destra del brillante Venere – magnitudine apparente di -3,9 e fasi quasi piena –, dando vita a un incontro particolarmente suggestivo, a cavallo tra le costellazioni dei Gemelli e dell’Auriga.

Configurazione di Luna e Venere alle 22:00 del 18 maggio. Simulazione ottenuta utilizzando TheSkyLive Planetarium

Mercoledì 20 maggio: Luna in congiunzione con Giove e con Polluce – Visibilità: discreta

Sebbene anche in questo caso entrambe le congiunzioni lunari siano previste in orario diurno – alle 14:39 quella con Giove e alle 19:09 quella con Polluce –, con l’arrivo del crepuscolo varrà comunque la pena di indirizzare lo sguardo verso l’alto. In questa fase sarà infatti possibile scorgere la Luna – con un’illuminazione poco inferiore al 20% – vicinissima alla stella Kappa Geminorum e quasi esattamente al di sopra di Giove, con una separazione di circa 3º. Dopo il tramonto del Sole (alle 20:31) e con il progressivo scurirsi del cielo, il quadro si completerà con l’apparizione di Polluce (la Beta Geminorum), stella di magnitudine 1,16 e distante circa 34 anni luce. L’osservazione potrà quindi proseguire fino a circa mezzanotte, quando Giove tramonterà sotto l’orizzonte, seguito poco dopo anche dalla Luna.

Configurazione di Luna, Giove e Polluce alle 21:30 del 20 maggio. Simulazione ottenuta utilizzando TheSkyLive Planetarium

Giovedì 21 maggio: Luna in congiunzione con l’ammasso del Presepe – Visibilità: discreta

Il giorno successivo, si presenterà un’altra occasione per osservare il nostro satellite in congiunzione, questa volta con l’ammasso del Presepe. La congiunzione vera e propria avverrà nuovamente in orario diurno, alle 17:17, risultando quindi nascosta. Sarà tuttavia possibile tentare l’osservazione circa mezz’ora dopo il tramonto (previsto alle 20:32), quando il cielo avrà raggiunto un sufficiente grado di oscurità da far emergere anche le stelle più deboli dell’ammasso. Con l’ausilio di un binocolo, lo spettacolo può risultare interessante, nonostante la Luna – in fase crescente e con un’illuminazione prossima al 30% – renda l’osservazione a occhio nudo piuttosto difficoltosa.

Configurazione di Luna e Ammasso del Presepe alle 21:30 del 21 maggio. Simulazione ottenuta utilizzando TheSkyLive Planetarium

Sabato 23 maggio: Luna e Regolo – Visibilità: discreta

La prima delle congiunzioni di fine mese che coinvolgono alcune delle stelle più brillanti del cielo primaverile, è prevista alle 09:19 del 23 maggio. A quell’ora, con entrambi gli oggetti al di sotto dell’orizzonte, non sarà ovviamente possibile dall’Italia assistere al momento esatto della congiunzione. Resta comunque interessante seguire la vicinanza tra il nostro satellite e Regolo, la stella più luminosa della costellazione del Leone (magnitudine apparente 1,4), sia nella notte immediatamente precedente, tra il 22 e il 23 maggio, sia in quella successiva.

Già circa mezz’ora dopo il tramonto del Sole (previsto alle 20:34), sarà facile individuare la Luna al Primo quarto; a circa 3º di distanza si scorgerà senza difficoltà anche Regolo, il 22 alla sua sinistra e il 23 alla sua destra. In entrambi i casi la scena resterà visibile fino a circa l’una, quando i due astri tramonteranno sotto l’orizzonte.

Configurazioni di Luna e Regolo alle 21:30 del 22 e del 23 maggio. Simulazione ottenuta utilizzando TheSkyLive Planetarium

Mercoledì 27 maggio: Luna e Spica – Visibilità: discreta

Protagonista della serata sarà Spica, vertice centrale del Triangolo primaverile e stella principale della costellazione della Vergine. Alle 16:51, ormai prossima a emergere dall’orizzonte Est-Sud-Est, essa si troverà in congiunzione con la Luna. A partire da circa mezz’ora dopo il tramonto del Sole (previsto per le 20:37), sarà possibile osservare la coppia avvicinarsi al passaggio al meridiano, che avverrà attorno alle 22:30 con altezza massima di 36º. La Luna – luminosissima, mancando pochi giorni al Plenilunio – si troverà infatti circa 4º più in basso rispetto alla stella azzurra. Il loro percorso in cielo potrà essere seguito fino alle 03:00 circa, momento in cui tramonteranno, una accanto all’altra, sull’orizzonte Ovest.

Configurazione di Luna e Spica durante il transito al meridiano alle 22:30 del 27 maggio. Simulazione ottenuta utilizzando TheSkyLive Planetarium

Domenica 31 maggio: Luna e Antares – Visibilità: discreta

A poco meno di un ciclo lunare di distanza, la Luna – piena per la seconda volta nel mese – si troverà in congiunzione con Antares, nella costellazione dello Scorpione. Diversamente da quanto avvenuto a inizio maggio, il momento esatto della congiunzione cadrà in orario diurno, alle 11:18 e sarà impossibile da cogliere, poiché entrambi gli oggetti si troveranno al di sotto dell’orizzonte. In questo caso è comunque consigliabile osservare la scena nella notte precedente del 30 maggio. Già dalle 21:30 (ora locale di Roma), la Luna – quasi completamente illuminata – sarà visibile a circa 10º di altezza sull’orizzonte Sud-Est, molto vicina alla Pi Scorpii. Prolungando la linea ideale che le unisce, poco più in basso, si incontrerà Antares, di colore aranciato intenso. Sarà possibile seguire il progressivo avvicinamento della Luna, a mano a mano che guadagnerà altezza nel cielo fino al passaggio al meridiano (previsto intorno alle 00:45) e proseguirà verso il tramonto sull’orizzonte Sud-Ovest, circa un’ora prima dell’alba.

Configurazioni di Luna e Antares in diversi orari della notte del 30-31 maggio. Simulazione ottenuta utilizzando TheSkyLive Planetarium, nella quale si nota il progressivo movimento apparente degli astri all’avvicinarsi del momento della congiunzione

Per una panoramica completa di tutti gli eventi astronomici del mese, si rimanda al “Cielo del Mese” – Maggio, pubblicato su questo sito web il 30 Aprile 2026 (https://www.coelum.com/appuntamenti/cielo-del-mese/cielo-del-mese-di-maggio-2026).

Chi volesse approfondire il significato astronomico delle congiunzioni può invece consultare l’articolo “Congiunzioni, opposizioni e incontri ravvicinati tra astri: guida ai principali allineamenti celesti” a cura di Luigi Civita, pubblicato su questo sito web il 4 Aprile 2026 (https://www.coelum.com/news/cronaca-di-un-appuntamento-annunciato).

In copertina: “Luna e Spica”, immagine scattata il 16 giugno 2024 da Fausto Lubatti per Coelum e inserita su questo sito web il 17 giugno 2024 (https://www.coelum.com/photo-coelum/photo/photo_faustolubatti_luna-e-spica).

Il Nancy Grace Roman Space Telescope è pronto al lancio

La NASA punta a lanciare il Telescopio Spaziale Nancy Grace Roman (RST) a settembre di quest’anno a bordo di un vettore Falcon Heavy di SpaceX, anticipando di diversi mesi la partenza prevista per maggio 2027, circostanza più unica che rara in campo spaziale.

In fatto di eccezioni, il nuovo telescopio, ne presenta anche un’altra, stavolta meno felice. Infatti, è uno dei pochissimi strumenti, in campo astronomico, intitolato ad una scienziata, ed il primo grande osservatorio in orbita.

Nancy Grace Roman conosciuta anche come la “madre del Telescopio Hubble” è stata una grandissima scienziata nonché la prima donna a ricoprire una posizione dirigenziale presso l’agenzia spaziale, diventando la prima responsabile del dipartimento di astronomia.

Il nuovo telescopio spaziale si va ad aggiungere ad un parco di strumenti eccezionali già in orbita come Euclid dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ed il James Webb Space Telescope (JWST) della NASA, insieme ai quali promette nei prossimi anni di rivoluzionare la nostra comprensione del cosmo.

Questi tre strumenti per quanto, concettualmente diversi nel design e nel tipo di osservazioni che faranno, lavoreranno in sinergia e in maniera complementare, svelandoci misteri sulla storia e l’evoluzione dell’Universo, ma non solo.

Il Roman Space Telescope possiede uno specchio primario di 2.4 m, stessa dimensione del Telescopio Spaziale Hubble, ma la sua unicità sta nei suoi due strumenti.

Il Wild Field Instruments (WFI), una camera infrarossa da 300 megapixel, ha un campo di vista 100 volte più grande rispetto ad Hubble e, nei primi cinque anni di missione nominale, osserverà una porzione di cielo 50 volte più grande di quanto fatto da Hubble nei suoi primi 30 anni.

Il campo di vista di RST confrontato con quello di HST.

Grazie a questo strumento il telescopio indagherà i misteri dell’Energia Oscura e della Materia Oscura, mappando come la materia ordinaria si è distribuita a formare le strutture su grande scala dell’Universo in diverse epoche cosmiche, dal presente fino a quando l’universo aveva appena mezzo miliardo di anni. Nel farlo ci mostrerà moltissimi altri fenomeni, molti dei quali sono ancora impossibile da prevedere, ma tra la scienza che sarà in grado di fare, ci sarà lo studio delle supernovae, degli ammassi di galassie e si stima che riuscirà ad individuare migliaia di esopianeti nella nostra galassia, sfruttando il microlensing gravitazionale.

Lo studio degli esopianeti sarà portato avanti soprattutto grazie al secondo strumento, il Coronografo, un dimostratore tecnologico che ha come obbiettivo quello di fare imaging e spettroscopia ad alto contrasto di questi oggetti, occultando la luce della stella ospite.

Nonostante, quindi, i possibili tagli al budget scientifico della NASA proposti dall’attuale amministrazione americana, grazie al lavoro di innumerevoli scienziati e ingeneri, ci aspettano anni di grandi scoperte in ambito astronomico, una nuova epoca d’oro nello studio del cosmo.

Crediti immagini: NASA

CARMELO METEOR: Bollettino di Aprile 2026 delle Radiometeore

A cura della rete CARMELo
(Cheap Amatorial Radio Meteor Echoes Logger)

Mariasole Maglione (Rete CARMELo e GAV, Gruppo Astrofili Vicentini)
Lorenzo Barbieri (Rete CARMELo e AAB, Associazione Astrofili Bolognesi)

Bollettino di Aprile

Introduzione

Aprile è il primo mese primaverile a mostrare degli sciami meteorici prevalenti, in particolare quello delle Liridi (LYR). L’attività è stata però piuttosto moderata. Il 23 aprile è stato invece osservato un bolide in gran parte dell’Europa, un evento di grande portata e risonanza.

I dati del mese di Aprile

I grafici che seguono sono tratti da questa pagina: nelle ascisse è rappresentato il tempo, che è espresso in UT (Universal Time, Tempo Universale) oppure in longitudine solare (Solar Longitude) e le ordinate rappresentano il tasso orario (hourly rate), calcolato come il numero totale di eventi registrati dalla rete nell’ora diviso per il numero di ricevitori in funzione. La risoluzione temporale è di 15 minuti.

Fig.1: Andamento nel mese di aprile 2026.

Le Liridi

Le Liridi sono uno sciame meteorico attivo ogni anno in aprile, con un picco solitamente attorno al 22 del mese. Si tratta di uno degli sciami più antichi mai osservati, e dello sciame con la più lunga documentazione storica continua, con osservazioni che risalgono almeno al 687 a.C. (1).

Il corpo progenitore è stato identificato nel XIX secolo nella cometa C/1861 G1 (Thatcher), che impiega circa 415 anni per compiere un’orbita attorno al Sole. Le meteore di questo sciame hanno come radiante la costellazione della Lira, vicino alla brillante stella Vega. Le Liridi si distinguono per la loro velocità (circa 49 km/s) e per la possibilità di produrre scie brillanti e persistenti in cielo.

Solitamente si possono vedere attorno alle 15–20 meteore all’ora, ma occasionalmente si sono registrati picchi molto più elevati, che si riteneva fossero associati alla vicinanza della cometa madre alla Terra. Tuttavia, studi condotti alla fine del XX secolo hanno smentito questa correlazione diretta e indicano che gli outburst potrebbero essere invece legati a risonanze dinamiche o a dense regioni di materiale all’interno della scia cometaria (1).

Uno degli eventi più intensi fu l’outburst del 1803, con un tasso orario stimato di circa 860, che suscitò grande interesse astronomico. Uno più recente avvenne nel 1982, quando si registrarono fino a 90 meteore/h (2).

Nel 2026 l’attività dello sciame è stata piuttosto moderata, senza un vero e proprio picco visibile. Si può notare dal grafico della rete CARMELo in fig. 1, ma è stato notato anche nei dati CMOR. Dalle osservazioni video del Global Meteor Network si vede come il picco sia stato piuttosto basso quest’anno (3). Anche lo scorso anno l’attività non era stata intensa (4).

Il bolide del 23/4

Un bolide è una meteora particolarmente luminosa. Si tratta di piccoli frammenti rocciosi (meteoroidi) che entrano nell’atmosfera terrestre ad altissima velocità. L’attrito con l’aria li riscalda fino a farli brillare intensamente, creando scie luminose molto evidenti e, nei casi più energetici, anche colorate o persistenti per alcuni secondi.

Il bolide osservato la sera del 23 aprile 2026 alle 22:45:53 UT (le 00:45:53 in Italia) è stato proprio uno di questi eventi spettacolari. È stato visto in gran parte dell’Europa, dalla Germania fino all’Italia, con circa 350 segnalazioni raccolte dall’International Meteor Organization (5). Molti testimoni hanno descritto una scia luminosa durata circa 3–4 secondi, senza alcun suono, ma con colori molto vividi, tendenti al verde (vedi fig. 2). In alcune zone, come la Liguria, il bagliore è stato così intenso da illuminare il paesaggio quasi come fosse giorno.

Fig.2: Il bolide del 23 aprile 2026 visto da Vence, in Francia. Credits: Sylvain R./IMO.

Nonostante la portata dell’evento, non tutte le reti di osservazione sono riuscite a registrarlo in modo completo. Il Global Meteor Network e la rete PRISMA dell’Istituto Nazionale di Astrofisica non hanno fornito dati utili per ricostruirne con precisione la traiettoria. È stato invece visto da 12 camere della rete Fripon (6) sul Mar Tirreno: la sua scia si è accesa a circa 87 km di quota e si è spenta a circa 48 km. Ha raggiunto la magnitudine assoluta di -13 a circa 68 km di quota. La sua velocità era di circa 29 km/s. La ricostruzione della sua orbita descrive un corpo con una discreta inclinazione ed un afelio poco oltre l’orbita di Marte, con meno di 3 UA (Unità Astronomiche) di asse maggiore. Non si trattava quindi di una Liride.

Anche la rete CARMELo non ha rilevato direttamente il passaggio del bolide nel momento esatto dell’evento. Questo può succedere: per vedere una meteora con il metodo radio, serve una particolare geometria tra trasmettitore, scia ionizzata e ricevitore. Se questa configurazione non è favorevole, l’eco non viene registrato, anche se il fenomeno è molto luminoso.

Nei 15 secondi successivi al bolide, però, la rete CARMELo ha registrato ben 21 echi radio, di diversa intensità. Come si spiega?

Fig.3: Echi radio rilevati dalla rete CARMELo tra le 22:45:54 UT e le 22:46:09 UT del 23 aprile 2026.

Ipotizziamo che un evento così potente abbia creato una scia di ionizzazione molto estesa e “densa”, che di conseguenza si è dissolta tramite la reionizzazione in un tempo molto maggiore di quello di una meteora di dimensioni ordinarie. Nei secondi successivi, i venti in alta atmosfera possono aver deformato e spezzato questa scia in più parti. Alcuni di questi “frammenti” si sono poi trovati, anche solo per brevi istanti, nella posizione giusta per riflettere il segnale radio verso i nostri ricevitori.

In questo modo, pur senza un’eco principale, il bolide ha lasciato una traccia radio ben riconoscibile, distribuita nel tempo. È un comportamento interessante, che suggerisce un evento particolarmente energetico e complesso.

Bibliografia

  1. M.J. Martínez Usó et al. (2023): The Lyrids meteor shower: A historical perspective, Planetary and Space Science, Vol. 238
  2. Porubcan, V. & Cevolani, G. (1985): Unusual Display of the Lyrid Meteor Shower in 1982, Contributions of the Astronomical Observatory Skalnate Pleso, Vol.13, P.247
  3. Global Meteor Network – Liridi 2026.
  4. M. Maglione, L. Barbieri (2025): April 2025 CARMELo report, eMetN Meteor Journal, Vol. 10, Issue 4, p.234
  5. International Meteor Organization – segnalazione bolide 23/4.
  6. Osservazioni della rete Fripon del bolide 23/4.

La strumentazione

La rete CARMELo è costituita da ricevitori radio SDR. In essi un microprocessore (Raspberry) svolge simultaneamente tre funzioni:

1) Pilotando un dongle, sintonizza la frequenza su cui trasmette il trasmettitore e si sintonizza come una radio, campiona il segnale radioelettrico e tramite la FFT (Fast Fourier Transform) misura frequenza e potenza ricevuta.

2) Analizzando il dato ricevuto per ogni pacchetto, individua gli echi meteorici e scarta falsi positivi e interferenze.

3) Compila un file contenente il log dell’evento e lo spedisce ad un server.

I dati sono tutti generati da un medesimo standard, e sono pertanto omogenei e confrontabili. Un singolo ricevitore può essere assemblato con pochi dispositivi il cui costo attuale complessivo è di circa 210 euro.

Per partecipare alla rete leggi le istruzioni a questa pagina.

La rete CARMELo

La rete è attualmente composta da 16 ricevitori dislocati in Italia, Spagna, Regno Unito, Svizzera, USA. I ricevitori europei sono sintonizzati sulla frequenza della stazione radar Graves in Francia, pari a 143.050 MHz. Partecipano alla rete:

  • Lorenzo Barbieri, Budrio (BO) ITA
  • Associazione Astrofili Bolognesi, Bologna ITA
  • Associazione Astrofili Bolognesi, Medelana (BO) ITA
  • Paolo Fontana, Castenaso (BO) ITA
  • Associazione Astrofili Pisani, Orciatico (PI) ITA
  • Gruppo Astrofili Persicetani,  San Giovanni in Persiceto (BO) ITA
  • Roberto Nesci, Foligno (PG) ITA
  • MarSEC, Marana di Crespadoro (VI) ITA
  • Gruppo Astrofili Vicentini, Arcugnano (VI) ITA
  • Associazione Ravennate Astrofili Rheyta, Ravenna (RA) ITA
  • Mike German, Hayfield, Derbyshire UK
  • Mike Otte, Pearl City, Illinois USA
  • Yuri Malagutti, Comano (TI) CH
  • Leslie Fry, Trawscoed Ceredigion, Wales UK
  • Brian Coleman, Redenham Observatory, Andover, England UK
  • Radio club La Salle University, Barcellona ESP

L’auspicio degli autori è che la rete possa espandersi sia quantitativamente che geograficamente, permettendo così la produzione di dati di miglior qualità.

2013 GM3: Lo “strano” caso dell’asteroide “scomparso”

Accedi o registrati per continuare a leggere

I contenuti che stai cercando di visualizzare sono riservati agli utenti registrati.
Per accedere effettua il login con il tuo account Coelum Astronomia
oppure registrarti al sito.

Accedi oppure Registrati per continuare la lettura.

L’abbonamento a Coelum Astronomia offre funzionalità aggiuntive,
l’accesso all’archivio completo della rivista e ai contenuti riservati agli abbonati.

Scopri le formule di abbonamento

UAI e Coelum Astronomia: sconto esclusivo al 59° Congresso Nazionale


In occasione del 59° Congresso Nazionale dell’Unione Astrofili Italiani, in programma dall’8 al 10 maggio 2026 a Foligno, UAI e Coelum Astronomia annunciano un’iniziativa congiunta dedicata ai partecipanti.

Grazie a un accordo attivo durante i giorni del congresso, sarà possibile usufruire in loco di un extra sconto del 10% su tutte le promozioni in corso relative ad abbonamenti e prodotti Coelum.

L’offerta è riservata ai partecipanti e rappresenta un’opportunità concreta per accedere ai contenuti editoriali Coelum a condizioni particolarmente vantaggiose, direttamente durante l’evento.

L’iniziativa rientra nell’impegno dell’Unione Astrofili Italiani nel diffondere la cultura scientifica e nel offrire ai soci e agli appassionati opportunità e agevolazioni concrete, favorendo l’accesso a strumenti qualificati di informazione e divulgazione.

L’iniziativa si inserisce nel programma del Congresso UAI, punto di riferimento nazionale per la comunità astrofilo-divulgativa.

Appuntamento a Foligno.

Un’astronave LEGO può davvero…volare?

“Non basta sperare. Serve un’ipotesi, un test, e il coraggio di fallire mille volte prima del successo.” – Project Hail Mary (2026)

Immagine del set LEGO in preparazione per il lancio

Un’astronave di LEGO ha davvero volato nella stratosfera, trasformando un semplice oggetto da gioco che noi tutti conosciamo in un protagonista assoluto di una missione spaziale tanto insolita quanto affascinate. Il modellino di astronave protagonista dell’impresa, ispirato al film Project Hail Mary, ha raggiunto una quota pari a 34.988 metri sopra il Regno Unito, per poi tornare a terra assolutamente intatto, guadagnandosi quindi il Guinnes World Record per il lancio ed il recupero più alto di un set LEGO mai avvenuto nella storia.

Ciò che rende questa impresa assolutamente pazzesca è proprio il contrasto visivo che ci viene offerto: da una parte un giocattolo iconico che tutti noi abbiamo montato almeno una volta sul tappeto del salotto di casa (e non nascondiamocelo…non sempre il risultato finale era soddisfacente), dall’altra abbiamo una missione spaziale in piena regola. Il risultato è chiaramente un contenuto che ci lascia a bocca aperta, così assurdo ed allo stesso tempo interessante: vedere quei mattoncini “galleggiare” nel vuoto fa un certo effetto, soprattutto per chi cerca di capirne le sfide ingegneristiche con un occhio più attento e tecnico.

Ma come hanno fatto ad arrivare lassù senza un razzo? Il segreto è un pallone stratosferico. È sicuramente una soluzione elegante, una tecnologia ben diversa da quella utilizzata dai razzi spaziali: il pallone, riempito con un gas più leggero dell’aria, sale lentamente nell’atmosfera e, a mano a mano che la pressione esterna diminuisce mentre si sale di quota, questo pallone si espande sempre di più, sfiorando il confine della nostra atmosfera. La cosa sicuramente affascinante è che questo meccanismo di trasporto è spesso utilizzato per esperimenti scientifici, progetti dimostrativi, monitoraggio ad alta quota e riprese varie, perché consente di portare carichi leggeri e strumenti scientifici appositi in zone atmosferiche quasi al limite tra il cielo e lo spazio. È una cosa spettacolare, no?

In questo caso, il carico era tutt’altro che ordinario: un set LEGO ispirato ad un film di fantascienza. Ed è proprio qui che la missione raggiunge il fulcro della sua forza comunicativa: l’astronave, pensata esclusivamente per essere assemblata e appoggiata su un davanzale di casa, si è ritrovata in un ambiente assolutamente estremo. Il nostro passatempo preferito, per qualche istante, è diventato una mini – missione spaziale.

Immagine del lancio del set: l’inizio del viaggio

Detta a parole, la cosa può sembrare semplice, ma è tutt’altro che banale; il team che ha realizzato il progetto ha lavorato notte e giorno affinché questo si potesse attuare, dalla costruzione della piattaforma, alle innumerevoli variabili da considerare perché la nostra navicella potesse tornare indietro intatta, esattamente come è successo. Il tutto è stato realizzato nella contea di Gwynedd, in Galles, il 20 marzo 2026. In collaborazione con la Sent Into Space, che si è presa cura della campagna promozionale della missione, la nostra navicella di mattoncini è partita da una piattaforma a terra, ben fissata ad un pallone stratosferico e ad un paracadute. Dotata di una telecamera e di un GPS, ha lasciato il suolo britannico e si è innalzata fino a raggiungere la stratosfera, regalandoci un’immagine mozzafiato della linea sottile che delimita la curvatura terrestre ed il buio dello spazio profondo. Una volta raggiunta la quota ideale, il pallone si espande fino a scoppiare in condizioni di bassa pressione, permettendo così l’apertura del paracadute, indice dell’inizio della lenta discesa nella nostra mini-astronave. Il team a terra, seguendo la localizzazione della navicella fornita dal GPS integrato in essa, ha localizzato la posizione del set LEGO, in un campo non lontano, trovandolo assolutamente intatto, un momento sicuramente trionfale per tutti coloro che hanno duramente lavorato alla realizzazione del progetto.

Immagine del set in volo

Questa mini-missione si inserisce all’interno della campagna promozionale di Project Hail Mary, film ispirato dal romanzo di Andy Weir ed interpretato dall’attore Ryan Goslin. Un perfetto mix di scene fantastiche, comiche, ironiche, con un pizzico di sensibilità e fantasia scientifica, affiancate a questa idea di lancio semplice, ma efficace: trasformare un oggetto riconoscibile ed amato da tutta la popolazione in un vero e proprio simbolo di avventura, immaginazione, e soprattutto scienza.

Dal punto di vista del pubblico, la missione assume un fascino al limite del paradossale, un giocattolo che vola (quasi) nello spazio, chi penserebbe mai una cosa simile? Una navicella di mattoncini che supera le nuvole e scompare sulle nostre teste, per poi atterrare elegantemente sul suolo senza alcun danno.  

Passiamo adesso ad un dettaglio tecnico che merita di essere considerato: 34988 metri di quota non è definibile “spazio” in senso stretto, ma bensì stratosfera. Questo significa che il magico volo della nostra mini – astronave è rimasto all’interno dell’atmosfera terrestre, anche se ad un’altezza ben superiore a quella raggiunta dagli aerei di linea. Questa è una distinzione importante: non è stato un viaggio cosmico, ma una affascinante impresa di alta quota!

Alla fine, l’immagine di quell’astronave LEGO fluttuante nel buio dello spazio che ci circonda ci ricorda una cosa fondamentale: a volte si, l’ingegneria e le scienze più rigorose sanno prendersi molto meno spazio di quanto possiamo pensare, regalandoci immagini che fanno sognare sia i bambini che gli scienziati. Che il segreto fosse questo? Far sembrare così straordinario qualcosa di apparentemente giocoso ed infantile? Questo non possiamo saperlo, ma ciò che sicuramente ci ricorderemo è la voglia di sognare che ci trasmette questa bellissima iniziativa.

Cielo del Mese di Maggio 2026

0

IL CIELO DEL MESE DI MAGGIO 2026

Mappa del cielo alle ore (TMEC): 01 MAG> 23:00   15 MAG> 22:00  31 MAG> 21:00

COSTELLAZIONI NEL CIELO DEL MESE DI MAGGIO 2026

Con l’arrivo di maggio, la primavera entra nel vivo anche dal punto di vista astronomico, e il cielo notturno mostra ormai una configurazione ben diversa rispetto a quella dei mesi invernali.

Le costellazioni che hanno caratterizzato la stagione fredda sono infatti sempre più prossime a congedarsi: Orione sarà osservabile per circa due ore dopo il tramonto a inizio del mese, per sparire completamente nella luce del crepuscolo entro la fine di maggio; anche Toro, Gemelli e Auriga iniziano ad abbassarsi rapidamente verso l’orizzonte Ovest, scomparendo entro la prima parte della notte. L’approfondimento di questo mese sarà dedicato alla costellazione del Centauro che, seppur bassa sull’orizzonte, attorno alla mezzanotte di metà mese si troverà in prossimità del meridiano locale.

Tutte le descrizioni sono in Le Costellazioni del mese di maggio a cura di Lara Fossi

I principali eventi di Maggio 2026 (pubblicati nell’Almanacco 2026 vedi Coelum 277)

Data Ora Cosa Come

01/05/2026 19:23 Luna Piena
04/05/2026 05:04 Congiunzione Luna Antares 0.5°S
05/05/2026 00:30 Luna Apogeo 405841 km
05/05/2026 20:35 Massimo delle Eta Aquaridi
09/05/2026 23:10 Ultimo Quarto
11/05/2026 06:35 Luna Nodo Ascendente
13/05/2026 11:09 Congiunzione Luna Nettuno 4.1°N
13/05/2026 23:58 Congiunzione Luna Saturno 5.7°N
14/05/2026 16:15 Mercurio Congiunzione Superiore
15/05/2026 02:43 Congiunzione Luna Marte 5.1°N
15/05/2026 05:59 Venere Perielio 0.71842 A.U.
16/05/2026 22:00 Luna Nuova
17/05/2026 04:51 Congiunzione Luna Mercurio 4.5°N
17/05/2026 05:07 Congiunzione Luna Pleiadi 0.9°N
17/05/2026 06:45 Congiunzione Mercurio Pleiadi 3.6°S
17/05/2026 08:00 Congiunzione Luna Urano 5.3°N
17/05/2026 15:48 Luna Perigeo 358072 km
18/05/2026 04:18 Congiunzione Mercurio Urano 0.9°N
18/05/2026 11:57 Mercurio Perielio 0.3075 A.U.
19/05/2026 03:51 Congiunzione Luna Venere 2.9°N
20/05/2026 14:39 Congiunzione Luna Giove 3.1°N
20/05/2026 19:09 Congiunzione Luna Polluce 3.5°S
21/05/2026 17:17 Congiunzione Luna Presepe 0.8°N
22/05/2026 17:55 Urano Congiunzione Sole
23/05/2026 09:19 Congiunzione Luna Regolo 0.0°
23/05/2026 13:10 Primo Quarto
23/05/2026 17:25 Luna Nodo Discendente
27/05/2026 16:51 Congiunzione Luna Spica 1.9°S
31/05/2026 10:45 Luna Piena
31/05/2026 11:18 Congiunzione Luna Antares 0.4°S

TABELLE EFFEMERIDI DEL SOLE E DELLA LUNA

RA
Ascensione Retta
DEC
Declinazione
SUNDIST
Distanza Sole
EADIST
Distanza Terra
ELONG
Elongazione Massima
MAG
Magnitudine
DIAM
Diametro
PHASE
Fase
RISE
Orario Sorgere
TRAN
Orario al Meridiano
SET
Orario Tramonto
NAMERADECEADISTELONGMAGDIAMPHASERISETRANSET
1 Sole04:35:24.222:00:53.11.013870.0-26.71893.0100.005:3413:0920:44
2 Sole04:39:30.022:08:56.71.014030.0-26.71892.7100.005:3313:0920:45
3 Sole04:43:36.122:16:37.11.014180.0-26.71892.4100.005:3313:0920:46
4 Sole04:47:42.622:23:54.21.014330.0-26.71892.2100.005:3313:0920:46
5 Sole04:51:49.422:30:47.81.014470.0-26.71891.9100.005:3213:0920:47
6 Sole04:55:56.622:37:17.81.014620.0-26.71891.6100.005:3213:0920:48
7 Sole05:00:04.122:43:24.01.014750.0-26.71891.4100.005:3213:1020:48
8 Sole05:04:12.022:49:06.41.014890.0-26.71891.1100.005:3113:1020:49
9 Sole05:08:20.122:54:24.61.015020.0-26.71890.9100.005:3113:1020:50
10 Sole05:12:28.522:59:18.71.015150.0-26.71890.6100.005:3113:1020:50
11 Sole05:16:37.123:03:48.51.015270.0-26.71890.4100.005:3113:1020:51
12 Sole05:20:46.023:07:53.91.015380.0-26.71890.2100.005:3113:1120:51
13 Sole05:24:55.123:11:34.81.015490.0-26.71890.0100.005:3113:1120:52
14 Sole05:29:04.323:14:51.21.01560.0-26.71889.8100.005:3013:1120:52
15 Sole05:33:13.823:17:43.01.01570.0-26.71889.6100.005:3013:1120:53
16 Sole05:37:23.323:20:10.21.015790.0-26.71889.4100.005:3013:1120:53
17 Sole05:41:32.923:22:12.61.015880.0-26.71889.3100.005:3113:1220:53
18 Sole05:45:42.623:23:50.31.015960.0-26.71889.1100.005:3113:1220:54
19 Sole05:49:52.323:25:03.11.016030.0-26.71889.0100.005:3113:1220:54
20 Sole05:54:02.123:25:51.21.01610.0-26.71888.8100.005:3113:1220:54
21 Sole05:58:11.823:26:14.41.016170.0-26.71888.7100.005:3113:1320:55
22 Sole06:02:21.423:26:12.71.016230.0-26.71888.6100.005:3113:1320:55
23 Sole06:06:31.023:25:46.31.016280.0-26.71888.5100.005:3213:1320:55
24 Sole06:10:40.523:24:55.01.016330.0-26.71888.4100.005:3213:1320:55
25 Sole06:14:49.923:23:39.01.016380.0-26.71888.3100.005:3213:1320:55
26 Sole06:18:59.123:21:58.31.016420.0-26.71888.3100.005:3313:1420:55
27 Sole06:23:08.323:19:52.91.016460.0-26.71888.2100.005:3313:1420:55
28 Sole06:27:17.223:17:23.01.016490.0-26.71888.1100.005:3313:1420:55
29 Sole06:31:26.023:14:28.61.016520.0-26.71888.1100.005:3413:1420:55
30 Sole06:35:34.523:11:09.71.016550.0-26.71888.0100.005:3413:1420:55
NAMERADECEADISTELONGMAGDIAMPHASERISETRANSET
1 Luna16:59:05.2-27:35:41.2406339-172.3-12.41772.799.522:1201:3805:50
2 Luna17:52:35.3-27:57:43.5406180-162.5-12.11771.397.722:5802:2906:41
3 Luna18:45:53.5-27:02:05.5405296-151.9-11.91772.994.123:3703:2007:39
4 Luna19:37:59.9-24:52:08.7403626-141.1-11.61778.089.0–:–04:1008:41
5 Luna20:28:17.7-21:35:11.3401111-130.1-11.31786.882.300:0904:5709:47
6 Luna21:16:40.6-17:20:46.9397717-119.0-11.11799.674.300:3605:4210:52
7 Luna22:03:30.4-12:19:18.5393459-107.6-10.81816.865.200:5906:2611:58
8 Luna22:49:30.6-06:41:20.0388419-96.0-10.51838.255.301:2007:0913:04
9 Luna23:35:40.6-00:37:54.1382775-84.0-10.21863.344.901:4101:2614:12
10 Luna00:23:11.305:38:20.9376808-71.5-9.91891.134.302:0218:5815:24
11 Luna01:13:21.911:51:26.6370900-58.7-9.61920.024.102:2608:4016:39
12 Luna02:07:31.617:40:11.9365518-45.4-9.31947.515.002:5409:3017:59
13 Luna03:06:41.122:37:18.1361159-31.8-9.01971.17.503:3110:2519:21
14 Luna04:10:58.326:11:17.2358277-18.0-8.71987.82.404:1711:2520:39
15 Luna05:19:00.727:53:24.5357202-5.6-8.31995.40.205:1812:3121:46
16 Luna06:27:54.327:28:12.835806712.1-8.51992.91.106:3013:3922:39
17 Luna07:34:19.925:00:51.736078625.7-8.81980.65.007:5114:4523:20
18 Luna08:36:02.020:54:26.736506339.4-9.21960.311.409:1115:4723:51
19 Luna09:32:24.115:39:50.937045852.7-9.51934.519.810:2716:42–:–
20 Luna10:24:03.809:46:25.937646765.6-9.81906.229.411:4017:3300:16
21 Luna11:12:13.703:37:47.238259978.0-10.11877.839.712:4818:1900:38
22 Luna11:58:13.8-02:28:23.538843390.0-10.41851.450.213:5419:0200:59
23 Luna12:43:19.9-08:18:39.4393649101.7-10.61828.460.314:5819:4501:19
24 Luna13:28:38.6-13:41:55.4398037113.1-10.91809.469.716:0320:2701:41
25 Luna14:15:05.0-18:27:58.2401486124.2-11.21794.778.217:0721:1102:04
26 Luna15:03:18.7-22:26:33.7403968135.2-11.41784.285.518:1121:5602:32
27 Luna15:53:36.9-25:27:21.9405518146.0-11.71777.791.519:1222:4403:06
28 Luna16:45:48.3-27:20:45.8406208156.8-12.01774.796.020:0823:3403:47
29 Luna17:39:11.5-27:59:28.4406123167.3-12.31774.898.820:5700:2504:36
30 Luna18:32:44.1-27:20:19.6405343175.8-12.51777.799.921:3801:1705:33

EQUAZIONE DEL TEMPO

GIORNOGiorno AnnoGiorno GiulianoEq. del tempoInizio Crepuscolo AstronomicoInizio Crepuscolo NauticoInizio Crepuscolo CivileFine Crepuscolo CivileFine Crepuscolo NauticoFine Crepuscolo Astronomico
1 Lunedì1522461192.52.303:2104:1404:5921:1922:0422:58
2 Martedì1532461193.52.103:2004:1404:5821:2022:0522:59
3 Mercoledì1542461194.51.903:1904:1304:5821:2122:0623:01
4 Giovedì1552461195.51.803:1804:1204:5721:2222:0723:02
5 Venerdì1562461196.51.603:1704:1204:5721:2322:0823:03
6 Sabato1572461197.51.403:1604:1104:5721:2322:0823:04
7 Domenica1582461198.51.203:1504:1004:5621:2422:0923:06
8 Lunedì1592461199.51.103:1404:1004:5621:2522:1023:07
9 Martedì1602461200.50.903:1404:1004:5621:2522:1123:08
10 Mercoledì1612461201.50.703:1304:0904:5521:2622:1223:09
11 Giovedì1622461202.50.503:1204:0904:5521:2722:1223:10
12 Venerdì1632461203.50.303:1204:0904:5521:2722:1323:11
13 Sabato1642461204.50.003:1104:0804:5521:2822:1323:11
14 Domenica1652461205.5-0.203:1104:0804:5521:2822:1423:12
15 Lunedì1662461206.5-0.403:1104:0804:5521:2922:1523:13
16 Martedì1672461207.5-0.603:1104:0804:5521:2922:1523:13
17 Mercoledì1682461208.5-0.803:1004:0804:5521:2922:1523:14
18 Giovedì1692461209.5-1.003:1004:0804:5521:3022:1623:14
19 Venerdì1702461210.5-1.203:1004:0804:5521:3022:1623:15
20 Sabato1712461211.5-1.503:1104:0804:5521:3022:1623:15
21 Domenica1722461212.5-1.703:1104:0904:5521:3122:1723:15
22 Lunedì1732461213.5-1.903:1104:0904:5521:3122:1723:15
23 Martedì1742461214.5-2.103:1104:0904:5621:3122:1723:15
24 Mercoledì1752461215.5-2.303:1204:0904:5621:3122:1723:15
25 Giovedì1762461216.5-2.603:1204:1004:5621:3122:1723:15
26 Venerdì1772461217.5-2.803:1304:1004:5721:3122:1723:15
27 Sabato1782461218.5-3.003:1304:1104:5721:3122:1723:15
28 Domenica1792461219.5-3.203:1404:1104:5821:3122:1723:15
29 Lunedì1802461220.5-3.403:1504:1204:5821:3122:1723:14
30 Martedì1812461221.5-3.603:1504:1204:5921:3122:1623:14
GIORNOSorgereTransitoTramontoDurata GiornoDurata Notte
1 Lunedì05:3413:0920:4415:10:0508:49:55
2 Martedì05:3313:0920:4515:11:2208:48:38
3 Mercoledì05:3313:0920:4615:12:3508:47:25
4 Giovedì05:3313:0920:4615:13:4408:46:16
5 Venerdì05:3213:0920:4715:14:5008:45:10
6 Sabato05:3213:0920:4815:15:5208:44:08
7 Domenica05:3213:1020:4815:16:5108:43:09
8 Lunedì05:3113:1020:4915:17:4508:42:15
9 Martedì05:3113:1020:5015:18:3608:41:24
10 Mercoledì05:3113:1020:5015:19:2308:40:37
11 Giovedì05:3113:1020:5115:20:0508:39:55
12 Venerdì05:3113:1120:5115:20:4408:39:16
13 Sabato05:3113:1120:5215:21:1908:38:41
14 Domenica05:3013:1120:5215:21:5008:38:10
15 Lunedì05:3013:1120:5315:22:1608:37:44
16 Martedì05:3013:1120:5315:22:3908:37:21
17 Mercoledì05:3113:1220:5315:22:5708:37:03
18 Giovedì05:3113:1220:5415:23:1108:36:49
19 Venerdì05:3113:1220:5415:23:2108:36:39
20 Sabato05:3113:1220:5415:23:2708:36:33
21 Domenica05:3113:1320:5515:23:2908:36:31
22 Lunedì05:3113:1320:5515:23:2708:36:33
23 Martedì05:3213:1320:5515:23:2008:36:40
24 Mercoledì05:3213:1320:5515:23:0908:36:51
25 Giovedì05:3213:1320:5515:22:5408:37:06
26 Venerdì05:3313:1420:5515:22:3508:37:25
27 Sabato05:3313:1420:5515:22:1208:37:48
28 Domenica05:3313:1420:5515:21:4408:38:16
29 Lunedì05:3413:1420:5515:21:1308:38:47
30 Martedì05:3413:1420:5515:20:3808:39:22

Pianeti di Maggio

MERCURIO

01/05 Sorge: h 05:40 Tramonta: h 18:52
31/05 Sorge: h 06:35 Tramonta: h 22:19

Nel mese di maggio Mercurio conclude la propria apparizione mattutina avvicinandosi progressivamente al Sole. Dai dati effemeridici di inizio mese
si rileva una elongazione ancora apprezzabile, che consente al pianeta di sorgere prima dell’alba e rendersi visibile basso sull’orizzonte orientale, stiamo parlando di pochi minuti prima del sorgere del Sole intorno alle 06:00; giorno dopo giorno la distanza angolare dal Sole diminuisce sensibilmente, riducendo l’intervallo utile di osservazione nel chiarore crepuscolare. Il 14 maggio alle 16:30 Mercurio raggiunge la congiunzione superiore con il Sole, con una separazione apparente di appena 0°09’, risultando totalmente inosservabile. In tale fase si trova a circa 1,32 UA dalla Terra, con diametro apparente di soli 5,1 secondi d’arco e disco completamente illuminato. Dopo la congiunzione il pianeta inizierà a riemergere nel cielo serale, ponendo le basi per la successiva apparizione vespertina.

VENERE

01/05 Sorge: h 07:25 Tramonta: h 22:38
31/05 Sorge: h 07:54 Tramonta: h 23:26

Il 15 maggio Venere raggiunge il perielio alle 05:59, alla distanza di 0,71842 UA dal Sole. Dall’analisi delle effemeridi mensili l’elongazione dal Sole tende a ridursi nella prima parte del mese, indicando un progressivo avvicinamento apparente al Sole nel cielo. Venere resta osservabile prima dell’alba, basso sull’orizzonte orientale. Il 19 maggio, alle 03:51, si verifica una congiunzione con la Luna con separazione di 2,9°, l’evento si verifica con gli astri ancora sotto l’orizzonte e che seguono il Sole sarà perciò favorevole all’osservazione a occhio nudo nel crepuscolo della sera con gli astri leggermente più distanti. La fase lunare sottile e la forte luminosità di Venere rendono l’incontro particolarmente suggestivo.

MARTE

01/05 Sorge: h 05:12 Tramonta: h 18:01
31/05 Sorge: h 04:06 Tramonta: h 18:01

Nel mese di maggio Marte è protagonista di una congiunzione con la Luna il 15 alle 02:43 ancora sotto l’orizzonte est, con separazione di circa 5,1° e Luna a 28 giorni. L’evento avviene nella costellazione dei Pesci ma da Roma non è osservabile, poiché i due astri culminano in pieno giorno e all’alba restano a soli 8° sull’orizzonte prima del sorgere definitivo del Sole. Durante il mese l’elongazione dal Sole diminuisce progressivamente, riducendo la distanza angolare e anticipando il sorgere del pianeta; di conseguenza Marte è visibile solo brevemente prima dell’alba, molto basso a est. La luminosità si mantiene attorno alla magnitudine 1,2, con diametro apparente di circa 4″, segno di una distanza ancora significativa dalla Terra. Non si registrano ulteriori configurazioni favorevoli nel cielo mattutino.

GIOVE

01/05 Sorge: h 10:20 Tramonta: h 01:33
31/05 Sorge: h 08:47 Tramonta: h 23:49

Nel mese di maggio Giove domina il cielo serale. Il 20 maggio alle 15:46 si verifica un incontro con la Luna, separata da circa 3°, con il nostro satellite di 4 giorni. Da Roma la coppia diventa visibile verso le 20:47, a 37° sull’orizzonte occidentale, e tramonta poco dopo la mezzanotte. Durante il mese l’elongazione dal Sole diminuisce gradualmente, riducendo la distanza angolare e anticipando il tramonto del pianeta, che resta comunque osservabile nel crepuscolo serale. Con magnitudine intorno a –1,9 e diametro apparente di circa 33″, Giove si presenta brillante nella costellazione dei Gemelli, facilmente individuabile a occhio nudo accanto alla sottile falce lunare.

SATURNO

01/05 Sorge: h 05:02 Tramonta: h 17:19
31/05 Sorge: h 03:11 Tramonta: h 15:36

Nel mese di maggio Saturno è osservabile nel cielo del mattino. Il 13 maggio si verifica un avvicinamento con la Luna, separata da circa 5°; tuttavia da Roma l’evento non è apprezzabile, poiché i due astri culminano in pieno giorno e all’alba restano a meno di 9° sull’orizzonte. Nel corso del mese l’elongazione dal Sole aumenta gradualmente, ampliando la distanza angolare e anticipando il sorgere del pianeta nelle ore notturne, rendendolo progressivamente più favorevole prima dell’alba. Con magnitudine intorno a 0,7 e diametro apparente di circa 16″, Saturno si trova tra i Pesci e la Balena, distinguibile a occhio nudo in un cielo sufficientemente buio, poco prima che la luce solare ne attenui la visibilità.

URANO

01/05 Sorge: 07:03 Tramonta: 21:48
31/05 Sorge: 05:10 Tramonta: 19:59

Il 22 maggio Urano è in congiunzione con il Sole, a soli 0°09′ di separazione apparente, risultando inosservabile. Alla stessa data raggiunge la massima distanza dalla Terra, circa 20,48 UA. Riemergerà gradualmente nel cielo dell’alba nei mesi successivi.

NETTUNO

01/05 Sorge: 04:45 Tramonta: 16:50
31/05 Sorge: 02:49 Tramonta: 14:56
Nel maggio Nettuno è osservabile al mattino nella costellazione dei Pesci. Sorge prima dell’alba ma resta basso sull’orizzonte orientale. Nulla di particolare da segnalare per questo astro.Magnitudine intorno a 7,9.

LUNA

Analisi dettagliata della Luna nel mese di maggio 2026, con indicazioni su fasi, osservabilità e principali strutture superficiali visibili al telescopio. Dalle grandi pianure basaltiche ai crateri più significativi, fino agli eventi come la “Luna Blu”, il testo fornisce dati precisi su orari, distanze e condizioni osservative utili per appassionati e osservatori.

L’articolo completo dedicato alla Luna è a cura di Francesco Badalotti e disponibile QUI

ASTEROIDI – PICCOLI MONDI

Nel mese di maggio Amphitrite sarà in opposizione (28 maggio), raggiungendo magnitudine 9,7. Asteroide di tipo S scoperto nel 1854, misura circa 204 km e orbita nella fascia principale. È osservabile anche con piccoli strumenti e in lunghe pose appare come una traccia luminosa.

L’articolo completo sugli asteroidi del mese di aprile è a cura di Marco Iozzi e disponibile QUI

COMETE

Per i cacciatori di comete maggio si presenta piuttosto tranquillo. L’unico “astro chiomato” di un certo interesse dovrebbe risultare la periodica 10P/Tempel, ancora lontana dal perielio, che ci terrà compagnia per parecchi mesi raggiungendo una discreta luminosità nel cuore dell’estate.

L’articolo completo sulle comete di aprile è a cura di Claudio Pra e disponibile QUI

TRANSITI STAZIONE SPAZIALE INTERNAZIONALE

I Transiti maggiori nel nostro cielo della ISS International Space Station per il mese di maggio a cura di Giuseppe Petricca disponibile QUI

Le osservazioni presentano diversi transienti molto deboli scoperti da Mazzucato e Gonano, tra cui AT2026kec, la cui distanza resta incerta per l’ambiguità tra supernova di tipo Ia o II. Viene poi analizzata la SN2026kid in NGC5907, supernova di tipo II fortemente attenuata da polveri, confermata spettroscopicamente e documentata da immagini precedenti alla scoperta.

La rubrica completa dedicata alla Supernovae a cura di Fabio Briganti e Riccardo Mancini è disponibile QUI

Trovi il Cielo del Mese di Marzo nel numero 279 di Coelum Astronomia.

Transiti della ISS International Space Station Maggio 2026

 

TRANSITI VISIBILI AD OCCHIO NUDO

La ISSStazione Spaziale Internazionale sarà rintracciabile nei nostri cieli in orari mattutini. Avremo quattro transiti notevoli con magnitudini elevate durante il mese, auspicando come sempre in cieli sereni.

07 Maggio

Si inizierà il giorno 07 maggio, dalle 04:54 alle 05:05, osservando da ONO a SE. La ISS sarà ben visibile dalle Isole Maggiori, con una magnitudine massima che si attesterà su -3.8.

09 Maggio

Il giorno successivo, 09 Maggio, la Stazione Spaziale transiterà dalle 21:39 alle 21:50, da SO a ENE. Transito parziale osservabile al meglio dal Centro Italia, con magnitudine di picco a -3.9.

10 Maggio

Si prosegue il 10 Maggio, dalle 20:51 alle 21:02, da SO a ENE. Un passaggio ben visibile dal Sud Italia, con magnitudine massima di -3.6.

22 Maggio

L’ultimo transito notevole si avrà il 22 Maggio, dalle 22:38 alle 22:44, da ONO a SSO. Visibilità limitata di nuovo alle Isole Maggiori con una magnitudine di picco a -3.7.

23 Maggio

L’ultimo transito notevole si avrà il 23 Maggio, dalle 21:50 alle 21:58, da NO a ESE. Visibilità ottimale da tutta Italia con una magnitudine di picco a -3.8.

GiornoOra InizioDirezioneOra FineDirezioneMagnitudine
704:54:15ONO05:05:06SE-3.8
921:39:09SO21:50:00ENE-3.9
1020:51:39SO21:02:22ENE-3.6
2222:38:39ONO22:44:17SSO-3.7
2321:50:52NO21:58:15ESE-3,8
2621:04:13ONO21:13:19SE-3,5

N.B. Le direzioni visibili per ogni transito sono riferite ad un punto centrato sulla penisola, nel centro Italia, costa tirrenica. Considerate uno scarto ± 1-5 minuti dagli orari sopra scritti, a causa del grande anticipo con il quale sono stati calcolati.

ATTENZIONE

In caso di Booster della ISS eseguiti nei giorni successivi alla pubblicazione dell’articolo gli orari possono differire anche in maniera significativa. Vi invitiamo a controllare sempre il sito https://www.heavens-above.com/ soprattutto in caso di programmazione di una sezione di osservazione.

TRANSITI DEI MESI PRECEDENTI


Vuoi essere sempre aggiornato sul Cielo del Mese e gli eventi più spettacolari?

ISCRIVITI alla NEWSLETTER!

 

 

SUPERNOVAE aggiornamenti del mese – Maggio 2026

a cura di Fabio Briganti e Riccardo Mancini

RUBRICA SUPERNOVAE COELUM   N. 143

Apriamo la rubrica di questo mese con tre scoperte messe a segno da Michele Mazzucato nell’ambito della collaborazione con i professionisti del CRTS Catalina, sulle immagini ottenute con il telescopio Cassegrain di 1,5 metri di diametro dell’osservatorio americano sul Mount Lemmon in Arizona. I primi due transienti sono stati in ordine cronologico: AT2026hht scoperto il 25 marzo nella galassia a spirale UGC4219 e AT2026jci scoperto il 9 aprile nella galassia a spirale barrata PGC54103, entrambi scoperti oltre la proibitiva mag.+20. Soffermiamo invece la nostra attenzione sulla terza scoperta realizzata il 4 aprile nella piccola galassia anonima situata vicino alla più appariscente e soggetto principale della ripresa UGC10845. Questo terzo transiente è stato individuato alla debole mag.+19,8 e ha ricevuto la sigla provvisoria AT2026kec. Ad una prima analisi l’oggetto sembrava appartenere alla galassia UGC10845 anche se un po’ troppo distante da essa. Analizzando però attentamente le immagini di scoperta e quelle di archivio, la posizione coincide con quella di una minuscola galassia anonima posta a circa 1’ d’arco a sud di UGC10845. Situata nella costellazione di Ercole, UGC10845 si trova ad una distanza di circa 380 milioni di anni luce e una supernova di tipo Ia potrebbe raggiungere la mag.+16. Il nuovo transiente così debole lascia aperte due ipotesi: se siamo di fronte ad una supernova di tipo Ia (magnitudine assoluta di -19) la piccola galassia anonima che lo ospita è collocata molto più lontano rispetto ad UGC10845 con una distanza di oltre un miliardo di anni luce; se invece siamo di fronte ad una supernova di tipo II (magnitudine assoluta di -16 / -17) la piccola galassia anonima potrebbe essere una galassia satellite di UGC10845 e quindi collocata alla solita distanza. Per sciogliere ogni dubbio sulla distanza servirebbe uno spettro di conferma, ma ad oggi nessun osservatorio professionale è riuscito ad ottenerlo. Nella notte del 14 marzo un altro astrofilo italiano, che collabora anche lui con i professionisti del CRTS Catalina, ha messo a segno una nuova scoperta. Si tratta di Virgilio Gonano, che ha individuato un nuovo oggetto di mag.+20,6 nella galassia PGC40958 a cui è stato assegnato la sigla provvisoria AT2026hhu.


Immagine della AT2026kec nella galassia Anonima vicino a UGC10845 ripresa
dall’astrofilo spagnolo Carlos Segarra con un telescopio da 200mm F.4 somma di 35 immagini da 240 secondi.

Dopo queste deboli e difficili supernovae, arriviamo adesso ad una importate e spettacolare scoperta amatoriale molto più luminosa delle precedenti ed individuata in una bella e fotogenica galassia. Nella notte del 22 aprile l’astrofilo giapponese Yasuo Sano ha individuato una nuova stella di mag.+16.6 nella bella galassia a spirale vista di taglio NGC5907 che stranamente porta anche il nome di NGC5906 ed è anche conosciuta come Galassia Lama di Coltello o Galassia Scheggia per la sua forma allungata. Scoperta dall’astronomo tedesco-britannico Frederick William Herschel il 5 maggio 1788, NGC5907 è posta nella costellazione del Drago a circa 50 milioni di anni luce di distanza. I primi a riprendere lo spettro di conferma, poche ore dopo la scoperta, sono stati gli astronomi cinesi del Xinglong Observatory con il telescopio da 2,16 metri. La SN2026kid, questa la sigla definitiva assegnata, è una giovane supernova di tipo II molto arrossata, cioè con un forte assorbimento da polveri della galassia ospite, che purtroppo toglie alla luminosità della supernova circa 3 magnitudini. Il giorno seguente, dopo gli astronomi cinesi, anche gli astronomi americani del MMT Observatory in Arizona con il telescopio MMT da 6,5 metri hanno ripreso uno spettro ad alta risoluzione, confermando la classificazione cinese di tipo II, ma hanno evidenziato un flash ionizzato che avvolge la supernova e che impedisce al momento di capire con certezza il sottotipo di questa supernova. Si tratta sicuramente di Core-Collapse supernova, ma potrebbe non essere di tipo II ma virare verso una tipo IIn o anche una tipo Ib o Ic. Serviranno ancora un po’ di giorni prima di avere una classificazione definitiva. Intanto la supernova sta aumentando di luminosità, ma difficilmente riuscirà a diventare più luminosa della mag.+15. NGC5907 è una galassia relativamente vicina e molto fotogenica per la sua forma particolare, perciò è immortalata continuamente anche da chi non fa ricerca di supernovae. Per questo motivo sono già uscite fuori quattro immagini di prediscovery molto importanti che permetteranno di verificare l’esatto arrivo della prima luce di questa interessante supernova. La prima di queste quattro immagini è stata realizzata dal programma professionale di ricerca supernovae denominato ZTF il giorno prima della scoperta di Yasuo Sano, precisamente 30 ore prima con la supernova che mostrava una mag.+18,7. La seconda immagine di prediscovery è stata realizzata dall’astrofilo italiano Rolando Ligustri, appena 16 minuti dopo l’immagine di ZTF, con una stupenda immagine a colori molto profonda dove la supernova è ben visibile, ma molto debole intorno alla mag.+18,5. La terza prediscovery è stata ottenuta invece dall’astrofilo britannico David Strange. Anche questa è una stupenda immagine a colori realizzata circa 14 ore prima della scoperta. Infine la quarta immagine di prediscovery è stata realizzata dall’astrofilo americano Patrick Wiggins circa 9 ore prima della scoperta. Lanciamo pertanto un appello a controllare i propri archivi per verificare la presenza di un’immagine di NGC5907 ripresa fra la fine del giorno 20 e il 22 aprile. La SN2026kid è la seconda supernova conosciuta esplosa in NGC5907, la prima fu la SN1940A scoperta il 16 febbraio 1940 dall’astronomo americano Josef J. Johnson al Monte Palomar Observatory.


Immagine di scoperta della SN2026kid in NGC5907 ripresa dall’astrofilo giapponese Yasuo Sano con
Celestron EdgHD da 360mm F.11 con CCD FLI ML 1001E.

Immagine di prediscovery della
SN2026kid in NGC5907 ripresa alle 21,15 TU del 21 aprile dall’astrofilo italiano Rolando Ligustri in remoto dal New Messico con un telescopio da 300mm F. 3,8 L=18×300 secondi + RGB= 300 secondi ognuno.

Immagine di prediscovery della
SN2026kid in NGC5907 ripresa alle 00,13 TU del 22 aprile dall’astrofilo britannico David Strange con un telescopio Ritchey-Chretien da 250mm somma di 24 immagini da 120 secondi.

Immagine di prediscovery della
SN2026kid in NGC5907 ripresa alle 05,46 TU del 22 aprile dall’astrofilo
americano Patrick Wiggins.

Immagine
della SN2026kid in NGC5907
ripresa
dall’astrofilo spagnolo Carlos Segarra con un telescopio da 200mm F.4 somma di 35 immagini da 180 secondi.

Immagine
della SN2026kid in NGC5907
ripresa
dall’astrofilo giapponese Yasuo Sano con
Celestron EdgHD da 350mm F.11 con CCD FLI ML 1001E.

Abbiamo contattato Yasuo Sano, che già conoscevamo come bravo astrofotografo, utilizzando in passato in questa rubrica alcune sue belle immagini, ma abbiamo appreso con piacere che è anche un bravo ed esperto ricercatore di supernovae. Nato il 20 dicembre del 1959, ha iniziato ad interessarsi alla ricerca di supernovae nel lontano 1996 e l’anno successivo ha ottenuto la sua prima scoperta con la SN1997ef nella galassia UGC4107, a cui è seguita nel 2002 la seconda scoperta con la SN2002an nella galassia NGC2575 e poi nel 2005 una terza con la SN2005gl nella galassia NGC266. Sono passato oltre venti anni ma Yasuo Sano ha continuato con costanza a fare ricerca di supernovae riprendendo circa 100 galassia per notte e finalmente all’età di 66 anni è arrivata anche la quarta scoperta che sicuramente è la più importante ed interessante delle quattro. Yasuo Sano non si interessa però solo di supernovae, ma è anche membro del Japanese Variable Star Observatory (VSOLJ), realizzando osservazioni fotometriche multicolore di variabili cataclismiche. Tutte queste attività sono svolte dal suo osservatorio privato autocostruito con tetto scorrevole accanto alla sua abitazione a Hayoro nell’isola di Hokkaido. L’osservatorio dispone di due telescopi: un Celestron EdgHD800 su montatura Takahashi e un Celestron EdgHD1400 su montatura Takahashi, munito di camera CCD FLI ML 1001E. Facciamo pertanto le nostre congratulazioni al bravo ed esperto astrofilo giapponese, a dimostrazione che dal Giappone arrivano bravi astrofili ricercatori di supernovae e non solo il grande Itagaki.


Yasuo Sano all’interno del suo osservatorio accanto al telescopio
Celestron EdgHD da 360mm F.11

Esterno dell’osservatorio privato autocostruito dall’astrofilo giapponese Yasuo Sano.

Interno dell’osservatorio privato autocostruito dall’astrofilo giapponese Yasuo Sano che ospita i suoi due telescopi Celestron da 200mm e 360mm.

Per seguire Supernovae Aggiornamenti: Iscriviti alla NewsLetter!

PRIMA OCCHIATA ALLA 10P/Tempel

Accedi o registrati per continuare a leggere

I contenuti che stai cercando di visualizzare sono riservati agli utenti registrati.
Per accedere effettua il login con il tuo account Coelum Astronomia
oppure registrarti al sito.

Accedi oppure Registrati per continuare la lettura.

L’abbonamento a Coelum Astronomia offre funzionalità aggiuntive,
l’accesso all’archivio completo della rivista e ai contenuti riservati agli abbonati.

Scopri le formule di abbonamento

Asteroidi del mese Maggio 2026

(29) Amphitrite

Amphitrite fu scoperto da Albert Marth il 1° marzo 1854 presso il South Villa Observatory di Regent’s Park, a Londra. Si tratta dell’unica scoperta asteroidale attribuibile a Marth. Il nome è un omaggio ad Anfitrite, figura della mitologia greca legata al mare e sposa di Poseidone, in linea con la consuetudine allora diffusa di attingere alla mitologia classica nella denominazione dei corpi minori del Sistema solare. Percorre un’orbita nella fascia principale centrale con un semiasse maggiore di 2,55 unità astronomiche e un’eccentricità di circa 0,07. Completa una rivoluzione intorno al Sole in 4,08 anni e presenta un’inclinazione di circa 6,1 gradi rispetto al piano dell’eclittica.

Con un diametro medio di circa 204 km, Amphitrite è uno dei più grandi rappresentanti degli asteroidi di tipo S. Il suo spettro è compatibile con una composizione silicatica con componente metallica, coerente con la sua albedo relativamente elevata. Per questo, durante le opposizioni favorevoli, rappresenta un oggetto accessibile anche a strumenti amatoriali di piccolo diametro.

Dal punto di vista fotometrico, l’analisi delle curve di luce ha permesso di determinare con buona precisione un periodo di rotazione di 5,39 ore. Le variazioni luminose osservate durante la rotazione indicano un corpo non perfettamente sferico, dalla forma piuttosto regolare.

Come e quando osservarlo

Amphitrite sarà in opposizione il 28 maggio, momento nel quale raggiungerà la magnitudine 9,7 trovandosi a una distanza di 1,73 Unità Astronomiche dalla Terra. Il suo moto sarà di 0,59 secondi d’arco al minuto: con esposizioni nell’ordine di 4-5 minuti manterrà un aspetto sostanzialmente puntiforme, mentre con integrazioni più lunghe il suo spostamento diventerà evidente e con 40 minuti di posa vedremo Amphitrite trasformarsi in una bella striscia luminosa di circa 24 secondi d’arco.

Percorso dell’asteroide Amphitrite nel mese di maggio.
×